Recensione Topolino 3397
I festeggiamenti della Banda Disney per l’anno nuovo
Topolino 3397 è il numero di Capodanno e, come da tradizione, è accompagnato da una copertina celebrativa. Ecco quindi che ritroviamo il cast principale del giornale in quella che sembra una allegra parata di festeggiamenti, con un effetto fluo e, ahinoi, con qualche posa dei personaggi poco convincente.
La storia introduttiva riprende un filone tornato molto in voga negli ultimi mesi, ossia le vicende della redazione del
Papersera News, appannaggio come sempre di
Corrado Mastantuono.
Paperino, Paperoga e l’irascibile umarell riprende personaggi e situazioni introdotti in storie precedenti, tra cui il boss
Tony Coriandolo e l’umarell del titolo, Gerindo Persichetti, che abbiamo conosciuto in
Zio Paperone e la formula minacciata. La struttura è solida e offre, come spesso accade in questa serie, uno spaccato di vita redazionale e cittadina di cui a volte, in altri casi, si inizia a sentire un po’ la mancanza.
A seguire troviamo
Topolino e la neve dispersiva (
Bosco/
Limido), un giallo sotto l’albero di Natale invece del classico ombrellone estivo: una nevicata da record, Pippo e le invenzioni dei suoi bis-bis e diverse scomparse. Cosa ne verrà fuori? Il risultato è una storia piacevole che ci mostra anche un bell’affiatamento tra Topolino e Basettoni, aspetto che non si vedeva da un po’.
Topolino Insta Stories: Pippo e il manuale del perfetto Capodanno (
Gagnor/
Baccinelli) segue la falsariga delle precedenti storie del ciclo “social”, proponendo una sequela continua di gag che, purtroppo, anche questa volta sembrano poco legate tra loro, rendendo la lettura frammentaria. Spicca però, almeno, la parte grafica.
Con
Paperino e il turbolento allestimento (
Moscato/
Barbaro) seguiamo invece le peripezie artistiche di Paperino, su gentile suggerimento dello zio. La molla che fa scattare tutto, come sempre, è la competizione affaristica del papero più ricco del mondo, che poi però passa in secondo piano: ne viene fuori una narrazione tragicomica di cui è protagonista, suo malgrado, il povero Paperino.
L’albo si chiude con
Geni al college: Archimede e la sfida inventiva (
Pesce/
Usai). La storia di per sé è anche simpatica, ma non si capisce per quale motivo si debbano mettere nello stesso calderone (e nella stessa classe) personaggi che hanno in comune solo il
background di base, abbattendo tra l’altro qualunque fantasia sulla loro formazione
e sulla nascita delle loro relazioni, riducendo il tutto alla classe dell’anno
n. Non bastava vedere – già innumerevoli volte in passato – Paperino, Topolino, Pippo e rispettive fidanzate e amici tutti nella stessa classe? Apprendiamo così che anche tutti gli inventori dell’universo paperopolese hanno frequentato lo stesso istituto. Ce n’era davvero bisogno?
Al netto di questo aspetto la trama, come si diceva, non dispiace, anche se può risultare appesantita da un citazionismo estremo non solo dei protagonisti, ma anche di personaggi soltanto citati in una singola vignetta (come un certo inventore “fuoriserie” e l’intero albero genealogico di Archimede).
A livello di redazionali e contenuti extra, l’unico da segnalare è un
excursus su alcuni Guinness World Record dell’anno appena trascorso.
Voto del recensore:
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