devo ammettere che non ho mai faticato tanto a leggere una storia quanto "Paperino al tour". Lunga, la storia non mi ha appassionato neanche per un istante e l'ho trovata decisamente troppo legata al suo contesto storico e poco godibile oggi (zio Paperone e Archimede che dopano Paperino per fargli vincere il Tour de France...
Immaginatela oggi). Per non parlare di Gas e Giac, la cui presenza mi ha decisamente irritato. Hanno fatto la loro sicuramente anche i disegni di Perego (qui in piena fase monocolare), con un Archimede irriconoscibile e pure qualche errore (in una vignetta Gastone ha il corpo di Paperone con tanto di palandrana).
Le storie abbinate ad eventi sportivi soffrono spesso di una certà laboriosità e fatica nello svolgimento. Personalmente io ho trovato eccessivamente lunga e forzata "Pippo e i parastinchi di Olympia" (per quanto vi abbondino le trovate geniali) <-
mi preparo alla pubblica sassiolaProprio il dover essere così legata al suo contesto costituisce un elemento che ne limita automaticamente le potenzialità, ma a me non è sembrata una brutta storia, anzi. Abbondano le trovate umoristiche brillanti e la critica che potremmo definire di costume: nel ciclismo si dopano tutti, perchè non avrebbe dovuto farlo anche Paperino? Anzi, quasi quasi si sarebbe potuto temere una censura con la pillola trasformata in una Zigulì all'arancia

La presenza di due personaggi estranei al fumetto canonico non è una rarità per il periodo, anzi anche Scarpa si dedicò a storie con Biancaneve tra gli anni '50 e '60 (negli anni '80 ricordo quella di Re Arbor). Erano gli anni, d'altronde, di massima gloria per i cartoni animati Disney ed era quindi normale che tale successo si riflettesse anche nella produzione su carta. Detto ciò, lo stile di Perego in questa avventura a me piace (anche se ormai penso che gli altri utenti si siano accorti di quanto io apprezzi il lavoro enorme fatto dall'odiato Giuseppe), non si lancia in voli pindarici dimenticando proporzioni e forme, ma anzi, rimane decisamente lineare ed espressivo, non appesantendo quella che è una storia da 60 tavole (pensate se fosse stata disegnata con lo stile di Asteriti. Impresa titanica da affrontare

), in cui il meccanismo martiniano soffre di alcuni intoppi ma niente di drammatico. Si tratta, d'altronde, di un autore abituato a rapidi cambi e rivolgimenti, uso a far mutare le situazioni nel giro di una singola tavola. Su una avventura che tratta, sostanzialmente, di una vicenda che per forza di cose dev'essere più o meno linearmente sviluppata, ecco che si avverte una certa fatica, ma non condivido il sentimento di stanchezza che accusi.
D'altronde, diamo a Cesare quel che è di Cesare, è innegabile tu abbia pienamente ragione sull'importanza di una storia del genere e pienamente titolare di un posto in una collana come CGD.