Ciao, gente. Sperando come al solito di essere nel posto giusto, approfitto dei primi complimenti che vengono attribuiti alla testata per togliermi alcuni sassolini dalle scarpe. Dopo avervi ringraziato, naturalmente.
Primo sassolino. Da quanto dicono alcuni, sembra che la storia di raccordo del numero 10 sia la prima "in presa diretta" di tutta la collana: non è vero. Lo sono, totalmente o almeno parzialmente (legare tutto in sequenza è quasi come vincere al Superenalotto!), già metà delle storie (oltre a quella di questo numero, il 4, il 5, il 6 e il 7). E lo saranno anche l'11, il 12, il 14 e il 15. Al n° 16 sto lavorando, ma credo che sarà impossibile, visto il tema che mi è stato chiesto (qualcosa come i gialli sotto l'ombrellone: faccio entrare e uscire i cattivi di prigione tutto in un mese e sei o sette volte?).
Secondo sassolino. Comunque sia, ci tengo a far notare ai molti che parlano del passato (I Classici di Walt Disney) solo per sentito dire (e spesso male), che con 9 titoli su 15 "in sequenza" avrò realizzato, in un anno e mezzo, quanti ne fecero Martina e poi Dalmasso in 25 numeri e in 10 anni (anche se non è che più tempo sia uguale a storia più bella).
Terzo sassolino. Quando la storia di raccordo è stata semplicemente (!) una cornice per tenere insieme una sorta di antologia di storie, dando al tutto un carattere di uniformità che non hanno i volumi "vatt" come li ho visti spesso chiamare, mi sembra di avere fatto comunque un bel lavoro, sia di fantasia nel trovare un soggetto simpatico e originale e svolgere una dignitosa sceneggiatura, sia nel reperire e combinare le varie storie. Cosa altrettanto difficile, perché non è come succede a quqalcuno, che gli viene in mente una (e una sola) storia e si chiede come mai non ci sia. Chissà, forse perché è di Scarpa e non si può usare perché è in corso la pubblicazione della sua opera omnia, o forse perché si sono persi gli impianti o è stata appena pubblicata (c'è anche il lavoro di coordinamento con altri colleghi, che almeno due volte, purtroppo, non ha funzionato). Oppure è troppo lunga o troppo corta, perché alla fine le pagine devono essere tutte riempite, senza aggiungerne e senza toglierne nessuna.
Quarto sassolino: i tempi sono cambiati. Le storie sono mediamente più corte, sono infinitamente di più (un giorno, forse, vi farò il resoconto di tutte le tappe del mio lavoro, che comincia con la consultazione di Inducks, la ricerca dei volumi e la lettura di almeno 50/60 storie… e la disperazione perché non quadra nulla e non viene in mente nemmeno uno straccio d'idea!), le vendite e quindi i guadagni non sono più quelli degli anni d'oro, e perciò non si può fare un storia nuova troppo lunga, altrimenti non ci si sta con i costi.
Credo che per oggi possa bastare. Mi sono dilungato anche oltre il lecito e non vorrei dare l'impressione di essere un vecchio (quello sì) brontolone e permaloso (quello mai: chiedete a chi mi conosce bene) che difende a tutti i costi il proprio lavoro. Come si suol dire, il cliente - che in questo caso è il lettore - ha sempre ragione e soprattutto il diritto di criticare. Je suis Charlie
Tuttavia, permettetemi un piccolo aneddoto. Tanti anni fa, alla presentazione di una Ferrari di F1 a Maranello, uno dei giornalisti presenti fece notare che la vettura era molto bella, peccato per una piccola sporgenza su una fiancata che rovinava - a suo dire - la linea. L'ingegnere addetto alla presentazione gli spiegò che era indispensabile per ospitare non so quale congegno. Il giornalista sentenziò: "Sì, sì, ho capito. Però sta male. Io la toglierei!".
Questo per dire che per criticare "a ragion veduta" e necessario almeno essere un po' informati e soprattutto non arroccati sulle proprie posizioni.
Grazie a chi mi ha sopportato fin qui.