Topolinia 20802 - Topolino Va in Città (Vitaliano/Ghiglione): Con Topolinia 20802 lo staff di Topolino sperimenta un rinnovamento radicale per il personaggio, cambiandone in parte lo status quo. Topolino adesso si trasferisce in centro città, in un quartiere di cui non ha dimestichezza: l'obiettivo è renderlo più umano, più simpatico agli occhi di un mondo che ormai l'ha bollato come perfettino. Inoltre, come lo stesso Vitaliano afferma, il fatto che il cap di questo quartiere sia palindromo significa che Topolino può tornare alla vecchia realtà ogni volta che vuole, senza che questo invalidi le storie di altri autori che non si uniformeranno alla grande novità. Si comincia con una storia in quattro episodi che descrive l'arrivo di Topolino in questa nuova realtà, desideroso di prendere il patentino giornalistico per regolarizzarsi un po', dopo una vita passata a vivere avventure in modo del tutto casuale. I nomi coinvolti fanno ben sperare: c'è Vitaliano ad orchestrare il tutto, che si immagina infonderà quel pizzico di cattiveria tutta sua, ma che verrà poi mediata dall'abilità di altri sceneggiatori più tranquilli come il Savini, vecchia gloria, e il promettente Salati che più di una volta ha dimostrato di avere a cuore la credibilità dei personaggi. Tra i disegnatori pure c'è una commistione di stili, infatti ad aprire le danze c'è Ghiglione, seguito poi dallo stile retrò di Dalla Santa, da quello innovativo di Pastrovicchio e dal grandissimo Casty, qui per la seconda volta alle prese con una sceneggiatura non sua. Diciamo subito che le premesse non convincono subito: non semberebbe esserci la necessità di trasportare Topolino in una nuova realtà per restituirgli credibilità, specie visto che molti bravi autori hanno dimostrato di poter fare ottime storie con lo status quo di cui disponevano, inoltre l'esperimento di trasportare Topolino in una realtà diversa, più grande, era già stato compiuto con quel capolavoro malconcluso di MM by Faraci e Artibani, e quindi questo a prima vista appare più come un doppione. Inoltre non fila molto come cosa, il fatto che Topolino non sia mai stato veramente in centro città se non pochissime volte, che non sappia prendere la metropolitana, che debba per forza trasferirsi: insomma andrebbe bene se questa non fosse Topolinia, ma siccome lo è risulta piuttosto arduo credere che il grande avventuriero Topolino si senta alla scoperta di un nuovo mondo...nella sua stessa città. Messo da parte però lo scetticismo iniziale dovuto ad una premessa un po' stramba, e prendendola per quel che di fatto è, e cioè un mero espediente narrativo, il risultato non è malvagio.
Il primo episodio, disegnato da Giglione, può far storcere il naso qua e là per certi particolari grafici un po' tirati via: non va dimenticato però che Ghiglione è prima di tutto un illustratore da copertina e che il suo scarso dinamismo in una storia a fumetti l'aveva già dimostrato in Urk. Prese da sole però molte vignette risultano piacevoli e dinamiche, anche se si riscontra un problema generale di inchiostrazione. Per il resto il primo capitolo è semplicemente introduttivo: i personaggi vengono presentati bene anche se la mancanza di avvenimenti di un certo valore fa ancora pesare la premessa poco credibile.
Q-Blog - Il Cuore del Mistero (Ambrosio-Camerini/D'Ippolito): Da quando Ambrosio ha preso a fare scuola ha raddoppiato il potenziale dannoso. Dopo il Q-Blog, il Q-Galaxy e l'E-Blog siamo tornati alle origini. E le origini me le ricordavo meglio, visto che questa storia di FANTASMI è assolutamente e bambinescamente senza né capo né coda. Oltretutto tra Q-Galaxy e non, il personaggio di Oliver mi scade ogni giorno di più da tanto che è malcaratterizzato, sembra che passi da bambinetto antipatico a stupido pasticcione, con frequenti crossover tra il bambinetto pasticcione e lo stupido antipatico. Insomma quanto di negativomanontroppo possa esserci in un bambino è in Oliver, il che me lo fa assomigliare sempre più ad un espediente narrativo più che ad un personaggio.
Il numero però offre anche una divertente quanto delirante danese disegnata da Andersen che sfotte alla grande Paperone e un Cimino disegnato da Chierchini con molto gusto retrò.