Si può dire che tanto questo numero lucchese, quanto quello attualmente in edicola, siano figli di questo periodo di rinascita e rivoluzioni per la testata

Il #3023 infatti dedica grande spazio alla più grande fiera del fumetto italiana: se tale attenzione è stata riservata dal settimanale anche nei due anni scorsi, è comunque importante sottolineare come questa volta si sia posto ancora maggiormente l'accento su Lucca Comics e sulla presenza Disney, e il motivo è chiaramente dettato dall'esordio nello stand Panini. E allora ecco un bell'articolo che parla dei volumi Disney che sarebbero stati presentati in fiera dal giorno seguente, ecco l'intervista a Leo Ortolani (!), ecco un paio di pagine sulle altre novità Panini... ma soprattutto Silvia Ziche ci regala uno specialissimo
Che Aria Tira a... Lucca, quattro tavole dove l'autrice diverte con la sua satira spietata mettendo alla berlina tutti i problemi che Lucca, pur nella sua bellezza, effettivamente pone (e molti li ho provati io stesso anche quest'anno

).
Il fan-service continua con la storia d'apertura:
Topolino e il perplimente zio Svalvolo è scritta da Casty (*si sente la hola di tutti i fan hardcore disneyani*), e disegnata da Claudio Sciarrone (*si sentono i pkers fare "ahu ahu ahu" come gli spartani*). Un connubio decisamente inedito, visto che mette insieme due degli artisti Disney (e non solo, a mio parere) più validi sulla piazza, ma che solitamente si sono contraddistinti per stili piuttosto diversi. La storia in questione però è riuscita molto bene, e Clax riesce a rendere bene lo strambo zio di Topolino, influenzato dal Balatrone di gottfredsoniana memoria, oltre che rappresentare un Mickey e una Minnie decisamente belli e accativanti: menzione speciale al vestito da sera di Minni. Andrea, dal canto suo, scrive una storia molto rilassata, si vede che si sente a casa quando scrive un giallo. Non vuol certo dire che vada col pilota automatico, ma semplicemente che ormai padroneggia senza tema quelle atmosfere, riuscendo ancora a regalare almeno un colpo di scena spiazzante.
Anche la storia di Paperinik è carina, niente di che ma riflettere sugli anni che passano (detta così è un po' alla Max Pezzali, ma vabbè) non è semplice sul
Topo, e Bianchi c'è riuscito bene. Gula torna agli antichi splendori, che mi pareva avesse un po' perduto recentemente.
La serie savinian-intiniana di
Amazing Papers continua a divertirmi molto, e ad essere una festa per gli occhi, mentre assolutamente dimenticabili sono le ultime due storie. Quella del
rock del ragioniere, poi, parte da un assunto così bislacco che forse è anche giusto che finisca con un'ultima vignetta assurdona all'inverosimile, giusto per rendere la storia coerentemente improponibile dall'inizio alla fine.
Dimenticavo: la variant cover lucchese è proprio bella, sia come disegno che come idea e realizzazione. La prediligo rispetto al 3019 floccato, infatti ho comprato entrambe le versioni
