Recensione I Classici Disney 24 - Gli scherzomondi di Doppioscherzo
Il nuovo numero de
I Classici Disney prosegue con
il suo proposito di recuperare personaggi rimasti “fuori dal giro” da un po’ di tempo.
Dopo quanto accaduto per
Sir Top de Tops e
Ok Quack, la redazione decide di riportare in scena
Vito Doppioscherzo, avversario di Topolino ideato da
Casty nel 2004 e apparso l’ultima volta nel 2007.
Per l’occasione viene coinvolto lo stesso Andrea Castellan a comporre il sommario del numero e a firmare la
frame-story con il compito di collegare le varie storie del personaggio in
un unico racconto, così come da struttura che caratterizza ormai da tempo la testata.
L’operazione, in questo caso specifico, si presta a
una serie di considerazioni interessanti, così come ad alcune perplessità.
La prima spicca subito, scorrendo l’indice:
dalla raccolta manca infatti proprio la storia di debutto di Doppioscherzo, effettivamente già ristampata
in un precedente numero della collana. Questo rende l’albo sicuramente incompleto, ma d’altronde
I Classici Disney non hanno nessun intento filologico, quindi tale critica – per quanto fondata e comprensibile – si deve “arrendere” all’impostazione irrimediabilmente popolare della serie.
A questo proposito
viene però da pensare se non fosse stato meglio riservare al personaggio un volume della Thriller Collection in corso d’opera, all’interno della quale sarebbe risultato essere un tassello perfettamente sensato e in linea con la gestione tematica che ha mantenuto finora il suo curatore Davide Del Gusto, volume che ora dovrà invece attendere un po’ di fisiologici mesi per essere eventualmente mandato alle stampe…

Problemi di memoria per problemi di continuity
Altra controindicazione è quella sull’ordine di pubblicazione delle avventure: gli episodi vengono infatti proposti in una sequenza differente rispetto a quello in cui sono usciti nel corso degli anni.
La scelta non è indifferente: Casty è un autore molto attento alla propria
continuity personale che, per quanto labile, nel caso dei filoni relativi ai suoi personaggi mantiene un proprio percorso logico. Andare a spezzarlo, collegando in maniera conseguenziale storie che originariamente non sono immediatamente adiacenti tra loro,
vuol dire sovvertire quell’ordine e creare una sorta di continuity parallela a quella considerata fino ad oggi per il villain.
Tale problema risulta tanto più evidente nel momento in cui
l’albo prende avvio da La neve spazzastoria, che fino a questo 2023 era
l’ultima storia con Doppioscherzo, alla fine della quale il personaggio perdeva la memoria.
La storia uscita su
Topolino in contemporanea con la pubblicazione di questo albo, che lo riporta in scena dopo molti anni di assenza,
glissa su come il personaggio sia rinsavito, mentre le tavole di raccordo create per il
Classico forniscono
una spiegazione che porta però alle storie che originariamente la precedono e non all’ultima uscita.
Si viene quindi a creare
una situazione un po’ confusa, e sfugge il motivo per cui Casty o la redazione abbiano deciso di rimescolare le carte in questa maniera, ma
di fatto quella che si dipana nel Classico diventa una continuity alternativa a quanto visto in quella originaria.

Genialità e invidia
Un’operazione sicuramente bizzarra ma che non dovrebbe infastidire più di tanto:
in fondo le frame-story sono già di base un’idea che va a forzare a posteriori il senso e lo svolgimento delle storie riproposte tramite soluzioni arbitrarie, e anche se a condurle viene chiamato lo sceneggiatore originale il risultato apparirà sempre artificioso.
In tal senso, quindi, potrebbe essere un bene inquadrare questo “romanzo” in
un’ottica fittizia e parallela, non andando quindi ad alterare la linea narrativa “ufficiale”.
Al di là di queste considerazioni, comunque,
il numero è consigliato per la qualità delle singole storie: chi non conosce ancora Vito Doppioscherzo potrà infatti bearsi di un avversario originale, differente tanto da Gambadilegno quanto da Macchia Nera, pur assorbendo in sé alcune caratteristiche dell’uno e dell’altro.
Una specie di Joker, nel suo organizzare grandi scherzi che celano intenti criminosi nei confronti di Topolinia e vendette verso Topolino, reo di avergli fatto un torto quando erano piccoli.
Lo si vede bene in
una delle storie migliori della serie,
Le regolissime del Guazzabù, nella quale il criminale inventa un gioco di ruolo che si svolge nel mondo reale, attraverso occhiali che fanno da visori di realtà virtuale. Pubblicata nel 2005, si è dimostrata
molto avanti coi tempi nel plot messo in scena e allo stesso tempo classica e contemporanea. Alcune gag sono micidiali ed è interessante vedere la capacità di Doppioscherzo di inebetire l’intera cittadinanza.
I disegni di
Massimo De Vita avevano poi dato la spinta definitiva all’opera, grazie a un tratto morbido e dettagliato e all’aspetto dato agli “abiti da gioco”.

Un gioco di ruolo fin troppo immersivo
La dilagante scherzelletta e
Gli scherzodollari si muovono un po’ sulla stessa falsariga: Doppioscherzo circuisce i topolinesi con un’invenzione apparentemente innocua o utile – una barzelletta divertentissima e un chip capace di richiamare le proprie banconote suonando un flauto – ma che in realtà inibisce la popolazione e permette al furfante di derubarla.
Delle due
è in particolare la seconda a risultare piacevole, complici i disegni di un
Silvio Camboni in forma, abile nel dipingere le giuste espressioni sul volto di Topolino e l’inquietante mostro di soldi che appare a un certo punto.
La dilagante scherzelletta risulta invece un po’ troppo sopra le righe nel suo spunto, e i disegni piatti e poco puliti di
Marco Mazzarello non aiutano.
L’altro fiore all’occhiello del ciclo – oltre a
Le regolissime del Guazzabù – è senza dubbio la già citata
Neve spazzastoria, nella quale l’ambizione di Doppioscherzo arriva a voler
riscrivere la memoria storica della gente inserendo come responsabili del bene dell’umanità i propri avi e indicando invece la genia di Mickey Mouse come causa dei vari mali del mondo.
La presenza di
un Eta Beta caratterizzato benissimo e i disegni dello stesso Casty, contraddistinti da
un tratto debitore di Floyd Gottfredson per certi versi e di Romano Scarpa per altri, sono due elementi che, insieme al soggetto, sono la vera forza di quest’opera. Si segnala anche una scena d’azione finale dotata di grande
pathos, capace di movimentare il terzo atto della vicenda e contribuendo a rendere quest’avventura
un instant classic.
In ultimo viene pubblicata
L’ipotetico Doppioscherzo, la nuovissima storia
comparsa contemporaneamente su Topolino: il meccanismo della realtà virtuale torna in auge, anche se con modalità differenti da quelle del
Guazzabù, e l’autore è abilissimo nel gestire le atmosfere inquietanti e ambigue di una vacanza che Topolino e Minni stanno vivendo… ma nella quale qualcosa non torna.

Un Doppioscherzo… buono?
Finale al cardiopalma e disegni, anche in questo caso ad opera dello stesso Casty, rendono tale ritorno
qualcosa di alto profilo, facendo un ottimo servizio ai personaggi e ai lettori con una trama che tiene incollati alle pagine. L’inquietudine è infatti palpabile in più sequenze; l’uso delle ombre e le varie vignette nelle quali lo “spirito” di Doppioscherzo sembra aleggiare sui nostri sono
elementi grafici azzeccatissimi per trasmettere l’atmosfera allucinata del racconto.
Le tavole di raccordo servono a collegare in maniera diretta tali storie tra loro. Non aggiungono molto ma, come si diceva in apertura, costruiscono di fatto una
continuity alternativa per quanto riguarda gli scontri tra Topolino e il suo buffonesco nemico. Di più, come diretta conseguenza di quanto vediamo,
tra La neve spazzastoria e La dilagante scherzelletta otteniamo un Doppioscherzo quasi in crisi d’identità, il che condiziona subliminalmente la percezione che si può avere del personaggio nelle avventure successive rispetto alla lettura originaria.
Questo
Classico si conferma quindi
una “bestia strana”, un curioso esperimento che, a fronte dei suoi evidenti limiti, ha
anche aspetti interessanti e degni di riflessione sulla malleabilità della narrativa a fumetti.
Voto del recensore:
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