Dopo un numero piuttosto deludente,
Topolino si presenta in edicola con un albo che lo riscatta, ricco di contenuti interessanti e approfonditi e con storie dal buono all’ottimo.
A costo di risultare scontato e ridondante, l’ottimo viene raggiunto da
Casty: la
seconda parte del Castello sulla luna rilancia e porta a compimento in modo abbastanza soddisfacente quanto introdotto nell’albo precedente, riuscendo a unire fantascienza e fiaba in un connubio stuzzicante.
I misteri introdotti trovano una spiegazione compiuta, come d’abitudine nelle sceneggiature dell’autore, e i due comprimari di turno
– il nuovo cattivo Vulpineo Soverkian e la principessa Gael –
hanno forte spessore e personalità.
Lo svolgimento forse non presenta granché di nuovo, e Topolino non è particolarmente attivo come mi sarei aspettato, ma sono rilievi che non inficiano la buona qualità della storia.
Il disegno è un po’ la nota dolente, anche se più che altro per quanto riguarda Topolino e Pippo:
sono infatti esteticamente molto buoni, con un tratto morbido e classico (anche se
è forse fin troppo debitrice di altre donne
castyane, nell’aspetto), e gli sfondi lunari sono effettivamente illustrati con perizia, fino ad arrivare alle vignette con la partenza del “castello” in cui la gabbia della tavola si “apre” ad offrire al meglio gli spazi per la visionarietà dell’autore.
I colori scuri, infine, ben si confanno alle atmosfere e all’ambientazione.
Nota di merito finale per l’ultima pagina, con gag classica e che riproduce il meccanismo delle strip a continuazione di Gottfredson.
Non rientra nel novero delle mie storie preferite di Casty, ma mi è piaciuta, soprattutto per l'atmosfera.
Ma, dicevamo, anche le altre storie sono valide.
In particolare
Paperina, Paperoga e l’impresa tennistica di
Giorgio Salati si rivela un racconto simpatico e movimentato, che si distingue dalla media grazie all’accoppiata inedita del titolo.
Lo svolgimento ha diverse gag divertenti e azzeccate e il “colpo di scena”, se così si può dire, è inaspettato e divertente. Peccato per il finale un po’ prevedibile e per i disegni di un
Francesco D’Ippolito quasi irriconoscibile rispetto al passato: tratto sporco, confuso, che abbina alcune espressioni assurde a Paperina e movimenti poco chiari ai personaggi in generale. Non capisco, del “vecchio” D’Ippolito sopravvive solo il
character design dell’affascinante tennista attorno a cui ruota la storia.
Le gioie del buon vicinato, breve di
Vito Stabile della serie
I corti di Paperino, strappa diversi sorrisi, facendo quindi il suo lavoro senza particolari picchi. Interessante l’abbinamento di entrambi i vicini storici del protagonista – il Jones della tradizione americana e l’Anacleto Mitraglia di quella italiana – e divertenti le reazioni di Paperino (“Sarà una bella seccatura quando pioverà…”

), mentre
Maurizio Amendola ai disegni sta ormai conoscendo una certa involuzione dovuta all’età, rappresentando peraltro un Jones assolutamente irriconoscibile.
Tralasciano
La lettera dal passato, non seguendo la saga, rimane in chiusura
Paperino e il colosso di Pianrigoglio, una classicissima di
Carlo Panaro. Non male, in senso generale, perché riscopre comunque il Donald più caparbio, volitivo e indipendente, in grado di rimboccarsi le maniche e cercare fortuna anche senza essere al seguito di Zio Paperone.
in tal senso, mi fa felice, volendo bene a questo personaggio quasi fosse reale, ma non capisco perché lo sceneggiatore si ostini a inserire
il malfattore di turno nelle sue trame,
anche quando come in questo caso non ce ne fosse il minimo bisogno ai fini della storia, risultando un risvolto di sceneggiatura inutile, mal utilizzato e con una giustificazione risibile. Buoni come sempre i disegni di
Valerio Held.
Per quanto riguarda gli articoli della settimana, ho trovato assai interessante l’intervista a Sting, sia per i contenuti delle risposte sia per il fatto che il giornale dia spazio anche a musica meno commerciale (per la quale c’è comunque spazio nel pezzo sul Seat Music Award, con una messe degli artisti italiani più amati dai ragazzini).
Molto buona anche la seconda parte del reportage sul viaggio in Giappone, davvero approfondito e interessante, ricco di fotografie a corredo, e simpatica l’auto-promozione sullo spot del Trio Medusa per la
Missione Z?one.