Recensione Topolino 3372

L’estate, stagione di relax per antonomasia, viene sempre associata a letture leggere, i cosiddetti “titoli da ombrellone”, e tra questi i più suggeriti e gettonati, chissà perché, sono i gialli. Topolino non sfugge a questa regola empirica, pubblicando ogni anno un giallo estivo con protagonista l’omonimo personaggio, con risultanti piuttosto altalenanti.
Topolino e il caso elastico, oltre alla copertina, si prende anche la posizione di apertura, dando quindi l’idea di una storia a cui si vuole dare un certo risalto. Purtroppo le aspettative vanno presto deluse.
Anzitutto di mystery c’è ben poco, ha quasi più risalto la parte di commedia romantica, con i soliti battibecchi tra Minni e Topolino a causa della voglia di normalità della prima e del piacere per le indagini del secondo. A questo si aggiunge che tutta la struttura che regge la storia è piuttosto debole. L’idea di base non è particolarmente intrigante, al centro della vicenda abbiamo il solito traffico illecito, in questo caso di lattice, con un immaginario paese centro-sudamericano come teatro della vicenda. Poco male, verrebbe da dire, la suspense della classica indagine deduttiva verrà compensata dalle scene di azione.
Scene di azione… quali? Topolino viene “magicamente” messo sulle tracce (da chi? da cosa?) di una delle persone coinvolte e il soggetto in questione racconta per filo e per segno quasi tutto quello che c’è da sapere… ad alta voce… in un bar… con Topolino lì in ascolto. Il resto è un’indagine confusa e fortunosa, non aiutata da disegni tutt’altro che accattivanti.
E su tutto ciò aleggia il fantasma di Sofia, una che ha tutto per essere la classica spia da film anni Cinquanta, dal cappello a larghe tese, agli occhiali scuri perennemente inforcati, fino all’anello che sembra suggerire la presenza di una radio-spia, dato che viene opportunamente evidenziato da primi piani ad hoc; un personaggio che ritorna in scena più volte, ma che alla fine si dimostra essere una semplice comparsa ed ha solo la funzione di enfatizzare ancora di più il fastidio di Minni per una situazione sentimentale che non è quella che vorrebbe. Questo personaggio costituisce a tutti gli effetti una fallacia logica (chiamata, nella fattispecie, red herring nei paesi anglosassoni), un elemento che non dovrebbe mai trovare posto in una detective story detective story.
Insomma sembra un giallo scritto senza tenere minimamente conto dei meccanismi che governano questo genere, talmente improbabile in alcuni punti da far pensare a un qualche inconveniente durante la fase di lavorazione. Coppola non è uno sceneggiatore e, se togliamo le gag page, questa è la sua terza storia a superare le 15 pagine, ma un risultato del genere non penso sia ascrivibile alla sola inesperienza. Piuttosto penso possano esserci stati dei requisiti troppo stringenti in termini di numero massimo di pagine o qualcosa di simile che hanno costretto a una riscrittura veloce e, forzatamente, poco accurata.
Di ben altro livello complessivo è la terza tranche delle avventure di Star Top.
La puntata di questa settimana chiude un percorso iniziato sei anni fa con il capitano T.J.J. Tirk che finalmente ha modo di vedere riscattato il nome di suo nonno e nella maniera più impensabile. Il doppio episodio conclusivo ricorda in qualche modo Il superstite, episodio della serie classica, anche se con diverse modifiche e ribaltamenti di ruoli, ma in generale tutta l’opera di Enna è permeata di richiami e suggestioni della serie TV, in una miscela ben amalgamata e ricca di avventura e mistero.

Il capitano T.S. Tirk inizia il suo racconto…
</img> Dovendo trovare un difetto e pur conscio del fatto che il mix tra avventura e comicità è uno dei punti fermi di questo lavoro, avrei evitato la sequenza del pelapatate che ho trovato eccessivamente parodistica dato il contesto, ma tutto sommato è un peccato veniale, compensato dall’aver introdotto un personaggio come Tirk Sr. che potrebbe avere anche un ruolo interessante nel futuro, se mai ci sarà un prosieguo di questa saga.
Sempre nel numero in edicola si conclude anche Il torneo delle cento porte e lo fa in maniera piuttosto lineare. Non un finale sorprendente quindi, ma anzi, forse quello più “facile”. Questo perché tutto ciò che si voleva comunicare – i valori sportivi, il coraggio di combattere le proprie ansie, la determinazione nel perseguire gli obiettivi (i destinatari sono principalmente ragazzini, non dimentichiamolo) – lo si è fatto gradualmente lungo le quattro puntate precedenti. Ciò di cui si aveva bisogno era perciò solo un qualcosa che chiudesse la vicenda. E sebbene avrebbe potuto trovare posto una soluzione più di rottura, alla fine il famoso (e anche un po’ abusato, ma ok…) cuore d’oro di Paperone fa all’uopo.
Una storia complessivamente buona, ben al di sopra delle ultime saghe sportive ospitate dal settimanale.
Le rimanenti storie sono Papere imprenditrici balneari (Panaro/Guerrini), variante del filone di Brigitta in affari contro Paperone, e una breve di Bosco e Virzì.
Tra i contenuti redazionali, segnaliamo un servizio sui tesori scolpiti nella roccia in alcune province della Cina e un viaggio tra alcuni itinerari naturalistici recuperati dal FAI.
Voto del recensore: 3/5
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http://www.papersera.net/wp/2020/07/15/topolino-3372/
Caro Piccolo Bush, cosa posso dirti...mi è d'obbligo accettare il tuo giudizio, al pari di quello di molti altri - per mia consolazione un po' diverso dal tuo!:-)
Mi rincresce solo constatare che la più che lecita, e ben accetta, "misurazione soggettiva del gradimento", definita con la classica locuzione " de gustibus...etc., questa volta si è affiancata a un'altra locuzione, di ben altro peso, "argomentum ad hominem", fallacia logica diversa da quella da te avanzata riguardo alla mia storia, ma altrettanto - se non più - pertinente per la sua ferocia, attraverso cui non hai risparmiato termini fortemente stigmatizzanti rivolti alla mia persona e, di rimando, alla redazione e direzione di Topolino, trattati un po' come raffazzonatori di sceneggiature balorde.
Bene, sappi che la sceneggiatura è tutta opera mia ( "Hai proprio una faccia da...," dirai tu!

), letta, riletta, approvata e sottoscritta da direttore e redazione.
Ripeto, non è il giudizio, ma il tono di accanimento che mi ha rattristato - e anche per il fatto che, sono sincero, tutti leggeranno la tua recensione come quella "ufficiale" Eh!Eh! - per cui ti invito ad usare in futuro toni più appropriati allo sguardo limpido e lo spirito candido con cui tutti noi, amanti e creatori di questo genere di intrattenimento "leggero" - ...e dispensatori di opinioni, non di "crociate" - ci immergiamo nella lettura del mitico Topolino.
Mi porto a casa la tua recensione senza alcun risentimento, ma, per le motivazioni che ho espresso, con dispiacere. Comunque, ad ogni buon conto, prova a rileggere la storia, e per un attimo, forse, ti sembrerà meno scontata - e meno approssimata!!! - di quanto credi. L'attimo è cosa piccola ma... fa la differenza!:-) Cari saluti e alla prossima!