Riassumo in una frase la recensione che sto per scrivere: Sisti c'è, e si vede.
Ci saranno SPOILER, occhio.
Un ibrido stranissimo. E non mi riferisco alla fusione tra Ur-Evron e la Spora Alfa. Mi riferisco proprio a questa storia: un ibrido tra Gagnor e Sisti, è una specie di mostro di Frankenstein, che non sempre trova un equilibrio ottimale tra pezzi così poco compatibili fra loro. Sono come due storie in una, diversissime per molti punti, sottili ma fondamentali. Nel complesso, non mi è dispiaciuta. Ha tutti i difetti dei numeri precedenti e qualcuno in più, ma ha anche un "qualcosa" che le dà più "anima" di quanta questa minisaga ne abbia avuta finora. Ma andiamo con ordine.
Cominciamo dalla cosa più semplice, i disegni. Vian ha un grosso pregio e un grosso difetto. Cominciamo dal secondo: continua ad essere troppo, troppo confusionario. Se in Danger Dome potevo pensare che fosse per essere subentrato in corsa a ridisegnare un albo originariamente pensato per Lavoradori, oltre che per un'eventuale sceneggiatura confusa di Gagnor, il suo perseverare mi fa pensare che si tratti effettivamente di un limite del disegnatore. Si fa fatica a volte a ricostruire gli eventi, a capire bene quel che succede. E soprattutto, Vian non è granché a suo agio con le scene d'azione o col rappresentare il movimento. Ma ora veniamo ai pregi: Vian sa farsi perdonare con certe inquadrature, certe splash page, certi scenari e in generale certi disegni assolutamente folli e allucinati (in senso buono!), una gioia per gli occhi. Ha lavorato su X-Mickey e si vede: citando un utente del gruppo del Sollazzo, Vian ha portato l'horror su PK. Ed è una contaminazione inedita, originale, e che ci voleva (con buona pace di chi accusa i pker di essere refrattari alle novità). Certo, restano i problemi di "recitazione" dei personaggi, tra il legnoso e il deformed, i problemi con le scene d'azione, che magari mi fan pensare che un'intera serie disegnata esclusivamente da Vian non sarebbe l'ideale. Ma alternato ad altri disegnatori con pregi complementari ai suoi difetti, è un'ottima aggiunta al gruppo e porta un punto di vista diverso e nuovo, più che benvenuto.
Ora veniamo alla storia vera e propria. Prima di arrivare a Sisti, passiamo per lo showrunner, Gagnor. Ovviamente non sappiamo dove inizi e dove finisca il contributo di Sisti (ma c'è, eccome se c'è, e ne parlerò tra qualche paragrafo), ma mi sento di dire che la storia in sé, in quanto tale, sia prevalentemente se non totalmente farina del sacco di Gagnor. Nel bene e nel male. Cominciamo dal bene, o perlomeno dal non-male. Intanto, si capisce finalmente dove la storia (e il suo autore) vuole andare a parare. Si capisce qual era la storia che Gagnor voleva raccontarci, si capisce il senso, il perché ce l'ha voluta raccontare. Non era scontato. A prescindere dalla qualità o meno: bella o brutta, almeno È una storia. Prima, non era nemmeno quello. Fa un po' sorridere che lo sceneggiatore parli tanto di Pkers ancorati al passato, incapaci di accettare il nuovo, e poi nella sua storia sostanzialmente ripesca i due elementi di PK più classici e tradizionali di tutti: evroniani e viaggi nel tempo. Una storia così "nuova" e rivolta al "futuro" il cui tema principale è proprio il passato che più passato non si può, le basi stesse del "vecchio", addirittura andando a scomodare le origini dell'impero di Evron. Ma va benissimo così: conta più il come che il cosa (ma qua, riguardo il "come", arriviamo alle dolenti note...ci arrivo, però non subito). L'autore paragona spesso il suo lavoro su PK con il ciclo degli X-Men di Hickman, accostamento che - a prescindere dalla differenza di qualità - mi sembra abbastanza azzardato. A voler trovare un collegamento con i mutanti Marvel, mi azzarderei a dire che l'autore si è ispirato semmai a due storie, la maxisaga "L'Era di Apocalisse" e la minisaga "L'Ascesa di Apocalisse", con le origini del folle tiranno mutante immortale. La trama ora inizia a diventare vagamente avvincente, a suscitare curiosità...è vero, per carità, Gagnor ha sempre detto di avere "un piano", sostanzialmente dicendo "tra poco viene il bello, fidatevi". Ha preparato la sua saga un po' come una serie tv da binge watching, di quelle che "Oh, parte un po' loffia, ma alla terza stagione esplode e decolla, vedrai!". Ma non ha tenuto conto di due cose. La prima: pare ovvio dirlo, ma questa non è una serie tv. Si tratta di una serie di volumetti che escono a cadenza molto altalenante e comunque a grande distanza l'uno dall'altro (tra i 4 e i 6 mesi!). E non si può paragonare il guardare una serie tv allo sborsare regolarmente 10 euro, dovendo aspettare tanto tempo tra un episodio e l'altro, episodi che peraltro non ti lasciano niente, presi a sé stanti, e AVOJA a dire che servono a prepararti a qualcosa di interessante, se per arrivarci devi fare tutta questa fatica nel leggere qualcosa che non ti piace. E qui veniamo alla seconda cosa di cui non ha tenuto conto: anche nelle serie tv che "tengono in serbo" il meglio più avanti, anche nelle puntate introduttive, quelle che "preparano" al botto, qualcosa devi dare comunque allo spettatore/fruitore. Anche solo in termini di qualità. Se una serie tv non ti acchiappa all'inizio, se l'episodio "pilota" non ti intriga, non ti interessa e non ha neanche particolari pregi nella sceneggiatura o in altri dettagli che almeno la rendono una storia di qualità...la serie non va avanti, viene cancellata, o semplicemente smetti di guardarla, senza darle seconde possibilità. E di chance ne sono state date tante, a questa saga. Siamo dovuti arrivare al terzo capitolo su cinque perché ci fosse qualcosa che VAGAMENTE mettesse hype e curiosità di leggere il numero successivo. Ed è stato un continuo dover dare motivazioni ulteriori e zuccherini, per convincere i lettori stanchi a farsi questa traversata: "oh, nel prossimo c'è Vian!", "oh, nel prossimo c'è Sisti!". Quando sarebbe bastato semplicemente metterci una bella storia, per cominciare.
Sicuramente aiuta molto avere un cast "ristretto" di personaggi, in questa storia (ci sono tutti, ma il grosso della truppa ha un ruolo marginale, tutto sommato). Rispetto a un gruppo di personaggi macchietta, cliché, intercambiabili, inutili, abbozzati poco caratterizzati o mal caratterizzati, concentrarsi su pochi protagonisti alla volta rende la storia molto più scorrevole e leggibile. Chi l'avrebbe detto che introdurre trentamila personaggi tutti insieme in poche pagine di una storia dal ritmo frenetico non sarebbe stata una buona idea, eh? Anche con pochi personaggi da gestire, tuttavia, il ritmo resta rapidissimo, ma per certi versi stavolta non è un problema: permette di sorvolare più facilmente sulle numerose ingenuità della storia, rendendole più tollerabili. Riguardo la continuity, non c'è contraddizione con la storia pregressa: tutto può essere facilmente spiegato. Che il pianeta Evron sia o meno Shikaar poco importa: gli evroniani a tutti gli effetti sono nati da un'evoluzione di piante e spore, e per quanto ne sappiamo le loro origini restano quelle note, pianeta astronave compreso, semplicemente prima si chiamavano "le spore" e hanno assunto il nome "evroniani" solo in seguito, ma è un dettaglio trascurabile. La fusione con Ur-Evron non contraddice nulla, ma è un elemento in più: aggiunge, senza sostituire. Anche sull'aspetto di Evron Primo non c'è necessariamente una vera incongruenza: il primo evroniano è molto probabilmente un mutaforma, quindi col tempo può tranquillamente aver assunto l'aspetto che conosciamo (stile "evroniano con coda parlante tipo Zotnam ma senza occhi"). Semmai non mi convince l'aspetto in sé, il character design mi fa un po' storcere il naso: una specie di vampiro/drago/demone con tanto di ali, ma che è, il Balrog del Signore degli Anelli? Ho preso per sbaglio il volumetto di Wizard of Mickey? L'ho ritenuto un po' una tamarrata da fan fiction, ma a quanto pare qui sono l'unico a cui non è piaciuto l'aspetto della "forma completa" di Evron

Ma comunque non mi pregiudica la storia, non è un vero problema né una cosa che rinfaccerei. Anche riguardo la questione dei Galaxy Gate e del "reset", non mi sembra ci sia nessun vero "tradimento", nonostante quel che dice l'Avvocato: sia perché, come altri hanno già detto qui, i Galaxy Gate sono uno strumento nuovo e diverso dalle solite cronovele, quindi ci sta che funzionino in maniera diversa, sia perché...i viaggi nel tempo nell'universo di PK sono sempre, ma proprio SEMPRE, stati confusi, i paradossi temporali non hanno praticamente MAI avuto senso né coerenza, da PKNA in poi. Ma uno chiude un occhio, per queste cose. E anche se ci fossero errori di continuity, checché ne dica chi ha pregiudizi verso il fandom, ci si può passare sopra, se la storia è bella.
E la qualità di questa storia, com'è? Altalenante. Si salva in corner proprio grazie all'influenza di
Alessandro Sisti, che però interviene - secondo me - solo nella seconda metà della storia. Perché dico questo? Perché personalmente ho percepito proprio un cambiamento, una cesura, uno "shift" nel tono di questo capitolo, tra primo e secondo atto. E il discrimine è dato da una cosa, in particolare: i DIALOGHI. Ed è proprio qui che ho percepito, in alcuni passaggi, il tocco di Sisti. I dialoghi, già, sui quali Gagnor continua ad avere grandi pecche: il suo insistere su toni finto-epici e finto-lirici e riflessioni finto-profonde rende il tutto "stonato", nel tentativo di forzare "feels" che però suonano artefatti, poco credibili. Personaggi e situazioni sembrano troppo costruiti, finti, forzati. Il tutto così rischia di diventare raffazzonato, banalotto, malfatto. Ma tutto cambia nel secondo atto di questo volume. Avete presente quando in una sinfonia perfetta c'è una nota stonata? Si percepisce, attira l'attenzione. Qui è il contrario: una melodia interamente stonata dove ogni tanto c'è qualche nota presa bene. E la noti, quella nota!

Pare quasi che il "reset" a metà albo abbia anche resettato la qualità della sceneggiatura. Si passa dal Pikappa del primo atto, che parla un po' come una sigla di Giorgio Vanni un po' come Ivo De Palma quando doppiava Pegasus nei Cavalieri dello Zodiaco, al Pikappa del secondo atto, che ad un certo punto si pone una domanda, durante un monologo interiore, in maniera finalmente non artefatta, non vanagloriosa, parlando come avrebbe fatto...Pikappa. O come avrebbe fatto, comunque, un personaggio normale. Un personaggio vero, realistico, credibile. Un personaggio di una storia, punto, non più un pupazzo imbottito di frasi fatte per cercare di suscitare reazioni con la forza. La storia, dalla seconda parte in poi, inizia a diventare più leggibile: i dialoghi filano meglio, sono più spontanei, meno costruiti e forzati, iniziano ad avere una profondità e una credibilità che prima non avevano. Ora, io non penso che Gagnor improvvisamente abbia imparato a diventare scorrevole proprio nelle ultime pagine della sua ultima storia, in 20 pagine ma dopo 100 pagine in cui non lo era per niente. Penso che Sisti, nella sua solita maniera umile, defilata, abbia apportato il suo tocco delicato. Nulla di trascendentale, semplicemente un modo per dire più con meno, semplicemente un trattare personaggi come personaggi invece di farli recitare male un ruolo non loro. Potrei fare degli esempi precisi (me li sono anche segnati), ma non credo sarebbe elegantissimo se facessi il "toto-Sisti" o il "toto-Gagnor" attribuendo a l'uno o all'altro questo o quel balloon. Resta il fatto che il risultato finale è abbastanza buono, e fa sentire più "a casa". Non tanto perché Sisti abbia contribuito a scrivere, per quanto mi riguarda poteva aver collaborato pure Pinco Pallino...ma perché nel finale la storia diventa finalmente fruibile, e la qualità migliora nettamente. Avrei sperato non servisse un intervento di Sisti per renderla tale, ma pazienza. Comunque il senso è: non ci voleva tanto, bastava davvero poco.
PS: ho letto che molti si chiedono cosa sia la "seconda" Spora Alfa presente nella stanza dove PK preleva i Galaxy Gate: è semplicemente una statua. La stessa statua che appare nel prologo all'inizio di Danger Dome, quando Tuiroon la trova nei sotterranei di Shikaar insieme ai GG.
PPS: un possibile scenario (non credo si verificherà, ma lo pongo come divertissement):
Beh, il nipote Gohr o era in combutta con le spore o deciderà di unirsi alla Spora Alfa creando un impero persino peggiore del precedente. Ad ogni modo c'è anche la possibilità che quello che abbiamo visto finora non sia ancora l'Evron "definitivo". Mi spiego. In PKNA 5 abbiamo conosciuto la Paperopoli del 23mo secolo e il fato dell'anziano Grrodon. In "Potere e Potenza" sembrava che un evento esterno avesse cambiato il futuro, rendendolo una distopia alternativa. Invece alla fine di tutto, tra un paradosso e l'altro, non solo è tornato tutto come prima...ma abbiamo capito che quel futuro "deviato" era una tappa obbligata del viaggio per CREARE il futuro "normale". Insomma, per avere il futuro del Grrodon anziano, dovevamo per forza passare prima per il futuro dell'Imperatore Grrodon: il secondo futuro ha creato i paradossi che hanno portato alla nascita del primo futuro.
Allo stesso tempo, l'Evron che abbiamo visto potrebbe non essere il "nostro" Evron. PK ora ha cambiato la Storia, quindi c'è stato un "altro" Evron (il Tuiroon imperatore - buffo, assomiglia più lui all'Evron "canonico" di Evron stesso! - parla di un'Era di Evron, del resto). Chiaramente, alla fine, la Storia verrà nuovamente cambiata...ma semplicemente PK lascerà scorrere gli eventi come prima o troverà un modo per cambiarla salvando allo stesso tempo Ur-Evron+famiglia E COMUNQUE permettendo a Evron di nascere? Magari alla fine di tutto nascerà un terzo Evron alternativo, quello definitivo, e scopriremo che era il "nostro" Evron che ha creato i "nostri" Evroniani. E anche in questo caso, un'apparente deviazione del continuum spaziotemporale si rivelerebbe essere un passaggio obbligatorio, una tappa necessaria per far realizzare la Storia che conosciamo. Non so se mi sono spiegato...
