Metto anche qui alcune considerazioni (tratte in parte da un mio post sul forum della Tana del Sollazzo) su "Una leggendaria notte qualunque".
Poteva essere una classica storia celebrativa fine a se stessa, magari con qualche strizzatina d'occhio e colpetto di gomito per i fan (*inserire gag di Leo Ortolani sullo Star Wars di JJ Abrams*). Anche perché in sole 30 pagine non è che ci si può inventare chissà cosa. E invece no.
E invece no perché Alessandro Sisti è un vecchio volpone e un professionista. E approfitta dell'occasione per darci ben più di quanto ci aspettassimo: un vero tassello della saga di PK, autoconclusivo ma perfettamente collegato al resto della macrotrama, un ponte tra il passato e il futuro, in più di un senso, narrativo e metanarrativo. Perché questa storia non solo collega il XXI e il XXIII secolo nella finzione del racconto, non solo collega ulteriormente PKNA al PKNE e viceversa, ma è anche, allo stesso tempo, l'epilogo del PKNE e il prologo a quello che verrà dopo (dopo il PKNE ma anche dopo la pentalogia di Gagnor, a cui peraltro Sisti darà un ulteriore contributo tra qualche giorno).
Perché sì, questa storia è una perfetta chiosa al ciclo del PKNE, anche solo per dargli una conclusione meno lugubre del finale di Droidi. Un finale di stagione, se fosse una serie tv. Che allo stesso tempo pone le basi per quello che verrà dopo, che al momento non ha ancora un nome...potremmo definirla la "seconda stagione" del PKNE, forse?
Le citazioni e gli ammiccamenti, inevitabili in storie di questo tipo, non sono superflue, bensì funzionali alla trama. I riferimenti a "Potere e Potenza", "Cronaca di un Ritorno" e "L'Orizzonte degli Eventi" non sono solo un semplice nozionismo da "secchioni", ma hanno un senso ai fini del racconto e scorrono in perfetta naturalezza: del resto, l'ho già detto, parliamo di una puntata di un qualcosa di più grande, la saga di Pikappa. Sisti posiziona sapientemente le sue pedine, seminando spunti, anche in maniera subliminale. Basti fare un esempio: la citazione del classico tormentone delle rubriche della posta di PK, "Poche ragazze da quelle parti". In mano ad autori meno capaci, quella strizzata d'occhio suonerebbe come una nota stonata, mero fanservice o comunque una forzatura: Sisti invece lo usa come pretesto, come espediente per far ricordare da Uno che una delle "poche ragazze" che conoscono il segreto dei nostri eroi al momento non si trova sulla Terra. Un chiaro riferimento a Xadhoom, che insieme all'importante "McGuffin" su cui gira intorno questo capitolo, proveniente direttamente da CDUR (la spora, sì, intendo quella, non fatemi spoilerare troppo!), fa presupporre un prossimo ritorno in grande stile della nostra xerbiana preferita: è una storia che Sisti vuole raccontarci da un po', e chissà che questo non sia un modo per suggerircelo, per farci capire che sì, la storia tanto attesa sta arrivando. E forse non solo quella: oltre alla storia di Xadhoom e del fato degli xerbiani ce ne sono molte altre, sulla Terra, nello spazio, nel futuro (qualcuno ha detto Eldos Eidolon?). E premono per essere raccontate. Sisti lo sa, e lo sappiamo anche noi. Si tratta di un tacito patto, una tacita promessa. Se non sarà mantenuta, sappiamo che non sarà per "colpa" di Sisti: la volontà, da parte sua, c'è.
La vera sorpresa comunque è il modo in cui Sisti riesce a far entrare tutto alla perfezione in sole 30 pagine: si è parlato molto di formati più o meno penalizzanti, e non è una discussione senza senso, per carità. Certi formati e numeri di pagine risicati possono essere castranti, non c'è dubbio. Ma per un professionista, non sono un problema né un limite insormontabile e questa storia lo dimostra: è breve ma densa, densissima, e senza sembrare neanche troppo ansiogena e claustrofobica, anzi. Anche questo è indice di bravura.
Infine, i personaggi: finalmente si respira una boccata d'aria fresca, dopo mesi di nasi storti. Non solo ogni personaggio ha la sua "voce" ed è perfettamente riconoscibile, ma ha soprattutto una naturalezza, una spontaneità, che mancava da mesi. Sono personaggi credibili. E il lettore si sente a casa, ma non perché "è tornata la tradizione": poteva anche trattarsi di personaggi totalmente nuovi, ma è il fatto che siano così "veri" a far sentire chi legge a proprio agio. E poi aiuta anche quella sensazione di complicità che Sisti riesce sempre a instaurare con il lettore: è davvero sorprendente.
Traspare proprio da tutto l'albo: lo sceneggiatore della storia è il primo a crederci davvero. Sisti ci crede davvero, in PK, forse più di molti lettori e fan. Si vede, si sente, si percepisce: è un "crederci" quasi contagioso, al punto da invogliare il lettore, da fargli tornare la fede, la meraviglia, la capacità di credere nella storia, nel personaggio, nell'universo narrativo, nell'affresco. Da ricordargli che PK è vivo come non mai. Ed ha ancora tanto da dire. E che questi sono solo i suoi PRIMI 25 anni.
A prescindere, mi dispiace che questa storia del venticinquennale non sia piaciuta a tutti. Come sempre ho fatto del mio meglio nella speranza d'ottenere il centro pieno dell'approvazione generale e prima o poi ci riuscirò.
Piacere a tutti è una mission impossible, ma complimenti per l'ambizione!
Non ti crucciare troppo: lo scopo che questa storia si era prefissata è stato raggiunto ed è stata largamente apprezzata, anche da insospettabili non-Pkers. Certe critiche non sono statisticamente rilevanti...e, da quel che ho letto, neanche particolarmente a fuoco!

Per quanto riguarda invece le "sviste", a dirla tutta non sono neanche da considerarsi tali: a parte che dubito che Grrodon sia a conoscenza del fatto che ci siano spore (ed evroniani prigionieri) nel Dept. 51 dei militari terrestri (sempre che ci siano ancora: magari, finito di scontare la pena ai "servizi sociali", gli evroniani sono stati lasciati liberi di tornare nello spazio, portandosi le spore appresso, o li avrà fatti evadere qualche signore della guerra evroniano - tipo un irascibile consigliere imperiale, un capo-branca ambizioso che trama nell'ombra, o una predicatrice paranoide, solo per fare qualche esempio...insomma, nello spazio circolano ancora un sacco di pessimi soggetti!), ma Uno potrà pur chiamare il Custode come gli pare a lui? Tanto l'abbiamo capito lo stesso, a chi si riferiva! ;P

Dirò di più: alla fin fine in PKNA, PK2 ecc ci sono sempre state sviste, vere e peggiori, ma quando la storia è buona e l'autore ci ha messo il cuore, ci si passa sopra senza problemi (tutt'al più si cercano possibili spiegazioni, ciascuno col proprio headcanon!

)
Comunque - lo aggiungo giusto per chiacchierare - sono un convinto sostenitore di verifiche e controlli, anche perché a volte ti scodellano degli spunti belli e pronti. Per esempio, di Grrodon a un certo punto si scopre che è un mutaforma, eppure, alla sua prima apparizione nel Ritratto dell'Eroe da Giovane, per impersonare l'assistente Gordon usa una maschera. Perché? Secondo me c'è sotto una storia ancora da scrivere. Siete avvisati
Uuuh, interessante!

Io, sempre a proposito dei sopracitati headcanon, me la sono sempre spiegata così: quella che in PKNA 5 si toglie Gordon/Grrodon (che poi, ma quanto ricorda il vecchio telefilm de "i Visitors" questa cosa?) non è una maschera in lattice terrestre, ma...come dire...una sostanza organica stile seconda pelle dei serpenti. Mi immagino sostanzialmente che la metamorfosi di Grrodon funzioni così: il corpo cambia forma e dimensioni a seconda della persona in cui tramutarsi, e la sua pelle secerne questa sostanza (tipo una sorta di saliva aliena solidificata? Ok, meglio non soffermarsi troppo sui dettagli) che lo ricopre dandogli le fattezze desiderate. E quando decide di rivelarsi, si toglie la maschera organica come un serpente che fa la muta. A livello visivo mi immagino che quando la sostanza gli copre il volto per diventare una maschera l'effetto sia simile a quello del simbionte di Venom quando gradualmente inizia a ricoprire la testa di Eddie Brock, non so se mi sono spiegato!

PS: Complimenti per il prezioso lavoro che fai, per la passione che ci metti, per la capacità di essere il primo a divertirti nel farlo, oltre che di far divertire noi. Questi 25 anni saranno passati anche per te, ma come i vini quando invecchiano, migliori sempre più!
