Parto io con qualche opinione sul numero 12.
La prima storia del numero,
Pippo e il carnevale di Topolinia, porta la firma di due autori che non conoscevo per nulla. Gli articoli a corredo introducono questi due autori, in particolar modo per quanto riguarda Miquel Pujol, che firma anche i disegni della storia successiva. Questa storia dedicata al Carnevale non spicca per la trama che ho trovato sì piacevole da seguire ma non particolarmente interessante, mentre i disegni molto in stile Paul Murry mi sono piaciuti molto. In questa fase i disegni di Pujol sono morbidi e rotondi e mi hanno convinto soprattutto nelle vignette notturne con Topolino che gira con la torcia in mano per la casa.
La seconda storia (svedese) ,
Ciccio e la dolce emergenza, ha i disegni curati dallo stesso Pujol della storia precedente, ma si può vedere la trasformazione del suo stile avuta nell'arco dei circa 30 anni trascorsi tra una storia e l'altra. In questo caso i disegni mi hanno ricordato per esempio quelli di Arild Midthun, con un tratto più sottile nella china e più preciso e dettagliato nella raffigurazione dei personaggi e delle ambientazioni. Un altro elemento di differenza tra le due storie è il colore, più molto più azzeccato e "avvolgente".
A livello di trama, per quanto la storia duri solo 3 pagine (contro le 22 di quella precedente) risulta comunque interessante e piacevole da leggere. Abbiamo qui un Ciccio particolarmente intraprendente, come fa notare anche Davide Del Gusto nelle pagine di introduzione, tanto da alzarsi di notte per spalare la neve e permettere alla nonna di partire l'indomani.
L'albo prosegue con
Paperino e il tesoro del doge, una storia di produzione olandese che vede Paperino e i nipotini alla ricerca di un tesoro legato a un teatro veneziano. Le prime due pagine mi hanno colpito molto in negativo, dato che il Paperone rappresentato è talmente spietato da pretendere un teatro veneziano posto come garanzia per un prestito non restituito da parte del signor Catastrofo, che possiede quel teatro come cimelio di famiglia. Inutili sono le suppliche di quest'ultimo: di fronte a queste Paperone guarda solo al portafoglio e decide di trasformare il teatro in un albergo per lucrarci sopra. Almeno alla fine la storia avrà un esito diverso, ma questo non cambia le premesse della vicenda.
A parte questo dettaglio, la trama suscita in alcuni momenti interesse e/o divertimento ma nel complesso non mi ha fatto impazzire. Stessa cosa potrei dire dei disegni, che mi sono sembrati abbastanza approssimativi.
Topolino e la trappola difensiva è una storia di produzione islandese (!) che vede la presenza di Lupo, uno dei primi antagonisti di Topolino, scelta appositamente come parte di una serie di storie che verranno proposte nel corso di quest'anno che corrisponde al 95esimo anniversario di Steamboat Willie.
La trama della storia è abbastanza prevedibile nel finale ma nel complesso la reputo sufficiente, con diversi momenti di divertimento, anche se so già che la dimenticherò presto. I disegni di Petrossi mi straniano soprattutto per la rappresentazione di Topolino con i pantaloncini rossi, ma tutto sommato anche questi non mi sono dispiaciuti.
Emy, Ely, Evi: La sfida è una storia monopagina di cui in realtà non ho molto da dire se non che non mi ha convinto del tutto.
Fino ad ora l'albo non ha spiccato per trame particolarmente interessanti, ma la qualità risale con l'inserimento nell'indice de
I diari di Paperone: L'oro del faraone, storia di Kari Korhoner autore completo. Per quanto l'episodio precedente mi fosse piaciuto di più, anche questo si è rivelato una storia interessante e movimentata, in questo caso ambientata in Egitto tra il deserto e le antiche tombe. A causa di un anello trovato per caso, Paperone si ritrova al centro della ricerca del tesoro del faraone Ramses VIII, ma grazie a una tempesta di sabbia riesce a scappare dai criminali che lo tengono prigioniero. Grazie a un sogno e alla sua astuzia sarà in grado non solo di trovare il tesoro ma anche di consegnare i criminali alla giustizia.
La storia che segue,
Il piccolo aiutante smarrito, è per me la migliore dell'albo. A firma dei coniugi Pat e Carol McGreal alla sceneggiatura e di Marco Rota ai disegni, questa storia del ciclo omaggio a Carl Barks è quasi del tutto muta e ha come protagonista Edi. L'aiutante di Archimede vive una serie di disavventure che lo portano a perdere la strada di casa e alla fine viene trovato 500 anni dopo, nella Paperopoli del futuro.
I disegni di Marco Rota qui sono straordinariamente espressivi e infatti, sebbene i dialoghi siano ridotti al minimo, si percepiscono benissimo le "emozioni" di Edi e la sua nostalgia di casa. Questa storia mi ha colpito proprio per la tenerezza che trasmette dalla prima all'ultima vignetta, e non può che soprendere dal momento che il protagonista è di base una lampadina-automa che però dimostra di provare sentimenti al pari di un personaggio "umano".
Archimede Pitagorico - Lo scambio: boh, la gag non mi è piaciuta.
Le ultime due storie sono a tema folletti.
Paperino e la fortuna in pentola è una storia svedese le cui premesse si basano su una leggenda legata alla fondazione di Paperopoli da parte di Cornelius Coot, il quale a quanto pare avrebbe catturato un leprecauno ottenendo così una pentola d'oro con cui finanziare la costruzione della città. La storia in generale è piuttosto divertente e per quanto all'inizio possa sembrare prevedibile ha in realtà un finale molto inaspettato.
E l'ultima storia è
Zio Paperone e i folletti giganti, questa invece proveniente dal vecchio Almanacco. La sceneggiatura riporta stranamente la firma di Mario Gentilini, direttore editoriale dell'epoca, ma come scritto nell'articolo si tratta in realtà di un riadattamento di un soggetto di George Davie. Per quanto nel redazionale si dia la cosa abbastanza per scontato, mi risulta ancora strano il fatto che il direttore si sia occupato personalmente della sceneggiatura.
La storia alla fin fine si basa su una gag portata avanti secondo me per troppe pagine, e anche se può risultare abbastanza divertente di sostanza non c'è molto. Mi sono però piaciuti i disegni di Romano Scarpa, che nel 1968 aveva già uno stile piuttosto consolidato.
In sostanza, un numero estremamente variegato dal punto di vista di autori e aree geografiche che mantiene comunque un filo conduttore tra le storie. Questa organizzazione in italiane di apertura e chiusura, inedite e riproposte lo considero valido ma come si è visto nello scorso numero alcune variazioni sono comunque ben accolte.
Unico punto debole di questo numero è secondo me la scarsa presenza di trame veramente interessanti, che il più delle volte si assestano sulla sufficienza e solo poche spiccano per originalità.
P.S.: La striscia di Topolino in chiusura è sempre ben accetta
