Vedo che la maggior parte degli interventi precedenti si concentra sulla storia di Mister Vertigo e sulla rivelazione finale del "colpevole" dietro alla sua misteriosa identità.
È normale che si discuta di questo e di questa storia in prevalenza, però vorrei porre l'accento su un'altra storia presente all'interno del libretto e che, secondo me, merita molto.
Mi riferisco al nuovo episodio di
Pianeta Paperone, della coppia Stabile/Rota.
Questa serie di storie a me piace molto perché, sinceramente, mi suscita curiosità e interesse sapere qualcosa di più su quella che, di volta in volta, rappresenta una analisi della sfaccettata personalità di Zio Paperone e che viene portata avanti da Vito attraverso la narrazione di un singolo oggetto o comunque di un qualcosa che, oggi, contribuisce ad identificare lo Zione.
Nel primo episodio "protagonista" era la sua panchina ispiratrice, nel secondo la sua ben nota limousine...
Nell'episodio di questa settimana, invece, ciò che assume l'aspetto più rilevante nella narrazione di una piccola "porzione" del Papero più ricco del mondo, come si evince dal titolo, è il suo "leggendario"
Segreto del tuffo.
Ora, questa storia posso dire che mi ha veramente appassionato e la lettura della stessa è stata fluida, scorrevole, intrigante...
Mi piace poi il rapporto che l'Autore evidenzia tra Paperino e lo Zione perché, nonostante spesso ci siano motivi di discordia tra di loro, non appena il primo suggerisce quasi involontariamente una possibile soluzione al suo ricco Zio, questi lo abbraccia da dietro con un gesto "sentito" e che rivela la naturalezza e la genuinità con cui vengono raccontati questi personaggi.
Qualche giorno fa parlavo di quanto è stata appassionante, per me, la lettura di
Paperino e il sentiero dell'unicorno e del fatto che, oltre al presupposto di un'ottima trama ben raccontata e di una bella narrazione scenica, quello che mi conquista di più in una storia è il mostrarmi la loro
umanità, il fatto di essere fallibili, di incassare, inizialmente, la sconfitta e poi di riprendersi e dare il meglio di sé.
Ecco, questa sensazione io l'ho provata nuovamente leggendo questa storia dove ci vengono mostrati l'essere
fallibile dello stesso Paperone (che emerge soprattutto in quella vignetta muta a pagina 93 in cui sembra rivolgersi, quasi incredulo, al lettore) e al contempo di come una riflessione più attenta e approfondita possa portare il "nostro" alla tanto agognata meta finale.
Ma l'apice del coinvolgimento emotivo me lo ha fatto raggiungere quella sequenza di scene in cui Paperone rievoca il suo passato e, in particolare, di come riuscì a vincere il pericolo che gli si poneva davanti grazie all'istinto.
In questa storia, così come nelle altre di questo
ciclo, ciò che emerge è proprio il carattere di Paperone, la sua natura, quell'istinto che lo porta ad apprendere qualcosa di nuovo insito nella sua personalità e che prima non conosceva o che comunque non aveva ancora avuto modo di sperimentare.
Poi io penso che la scelta di affidare questa serie, a livello grafico, a Marco Rota sia veramente vincente, con quel sapore classico che riesce, almeno per me, a delineare un'atmosfera di racconto "sentito" e personale che lo Zione condivide con i lettori.
In conclusione vorrei porre in risalto la tavola 86, che fin da subito ha catturato la mia attenzione.
Infatti, osservando con sguardo attento i libri che campeggiano nella biblioteca dello Zione, si possono trovare, ben visibili, delle scritte che omaggiano alcuni Autori o comunque personalità storiche che hanno lavorato, negli anni per
Topolino.
Tra questi, tra la seconda e la terza tavola, ho riconosciuto:
Capelli, Lostaffa, Dalmasso, Gentilini, Penna, Romano (Scarpa? O0),
Don...
E visto che non voglio sembrare "sibillino", allego anche le due vignette sopra citate e che posto in orizzontale, sperando di facilitarne la visibilità:
