Recensione Topolino Fuoriserie 5 - PK: Obsidian 
Il travagliato cammino iniziato ormai nel lontano novembre 2019 con
Un nuovo eroe si avvia alle battute finali.
Dopo due anni e oltre 160 tavole la storia arriva quasi alla conclusione. Questo quinto volume –
Obsidian – vede il ritorno di
Roberto Gagnor alla sceneggiatura, dopo la pausa de
I giorni di Evron, mentre ai disegni si conferma
Lorenzo Pastrovicchio con gli ottimi colori di
Andrea Stracchi.
Questo penultimo capitolo è
una specie di sosta ambientata nel pianeta cassaforte di Obsidian, in cui Paperinik, il Razziatore e i sedicenti PkCorps cercano di impossessarsi dell’ultimo Galaxy-Gate, perenne McGuffin di questa saga.
La pausa viene usata in maniera corretta per spiegare parecchie cose – il piano di Tuiroon, le mosse dei vari personaggi – che
permettono di capire meglio i misteriosi o poco chiari avvenimenti capitati nei volumi precedenti. Si tratta in certi casi di spiegazioni coerenti, in altri di aggiustamenti in corsa per sistemare tutto e dare una parvenza logica all’impianto narrativo.
Da qui in poi SPOILER.
La trama mostra tutti i componenti della squadra cadere, uno dopo l’altro, in
uno schema che in ambito disneyano poggia le radici addirittura nel 1959, con I Sette Nani e la fata incatenata. In quel caso il lirismo del Professore e una minor propensione censoria permettevano di assistere a melanconiche e struggenti dipartite dei nani, con
un gusto del macabro e dell’orrore perfettamente coerente con lo spirito della fiaba.
Questa idea, trasposta in ambito fantascientifico, poteva essere molto interessante ma
deve giocare di sottrazione. Per cui
i personaggi abbandonano la scena in maniera mai del tutto esplicita e, anche quando accade, non vi è nessun afflato. Nulla ci appare vero e coinvolgente, nessun fatto, neanche il più sensazionale, appare credibile in questa sventurata saga.

Efficace paginone riassuntivo ma realizzato in maniera coinvolgente e chiara
La conclusione, con il sacrificio supremo di un personaggio modesto e mai del tutto stimato, appare liberatoria per chi non lo amava e risulta piuttosto beffarda per chi invece si era affezionato.
Apprezziamo pero l’esplicito atto di autocritica nei confronti di una delle innovazioni di questa saga – i PkCorps – nati in maniera sguaiata e mai andati oltre il ruolo di pallide figurine monodimensionali.
Lo spiegone finale è affidato a Tuiroon, il villain della saga che, numero dopo numero, diventa sempre meno interessante, oltre a ricevere un mutamento grafico continuo.
Non è ben chiaro che cosa i suoi traumi infantili mostrati con dei
flashback dovrebbero scatenare nel lettore – compassione? comprensione? – ma aggiungono poco ad
un cattivo di caratura modesta, il cui piano arzigogolato e abbastanza senza senso non porta credibilità.
Ciò che funziona davvero nella storia è
un alleggerimento nelle didascalie introspettive e nei dialoghi, oltre a un andamento chiaro, ordinato e quasi avvincente.
A valorizzare questo aspetto è sicuramente il disegno di Pastrovicchio, totalmente a suo agio negli scenari spaziali, tra esplosioni, armature e muscoli a profusione. Molto interessante anche il suo uso della
splash page, che spazza via le singole vignette per racchiudere tutti i dialoghi in un affresco chiaro e convincente, capace di affascinare il lettore senza confonderlo.
Infine,
va dato ampio merito a Stracchi come vera rivelazione dell’albo. L’impressionante uso del colore e delle luci nelle varie tavole dona nuova profondità ai personaggi, che si muovono in un’ambientazione credibile e appassionante. Interessante come questo aspetto venga ottenuto utilizzando dei toni pastello che, con livelli di ombreggiature e chiaroscuri, raggiungono nuove vette.
A dicembre 2021 dovrebbe uscire il sesto episodio di una saga travagliata e contorta. Il condizionale è d’obbligo, vista l’attuale situazione editoriale che, tra penuria di carta e aumento delle materie prime, ha visto numerosi ritardi.
Gagnor tornerà coadiuvato da Sisti e con i disegni inediti di Vitale Mangiatordi. A quel punto potremo tirare le somme di questo esperimento anche se, con un solo albo, e ben difficile risollevare una serie zoppicante e mal gestita fin dall’inizio.
Voto del recensore:
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