Recensione Topolino 3451
Capita talvolta che il recensore si trovi nella scomoda situazione del non saper bene cosa dire o cosa scrivere nell’analizzare un volume. Questo avviene soprattutto quando il volume in questione non lascia particolari spunti (positivi o negativi che siano) o appigli per l’analisi.
È il caso di questa settimana: non per questo si vuol intendere che ci si trovi davanti a un numero brutto
tout court, ma la sensazione a lettura ultimata è che stavolta ci sia poco da commentare.
Questo soprattutto perché
delle cinque storie presenti sul settimanale ben tre fanno parte di storie a puntate che non si concludono in questo numero e che quindi non è possibile analizzare compiutamente. Partiamo dalle altre, autoconclusive e dunque commentabili in via definitiva e senza timore di ricorsi in Cassazione.
La storia che segna il ritorno sulle pagine di
Topolino di
Fausto Vitaliano,
Zio Paperone e la minaccia nella Calisota Valley (per le matite di
Graziano Barbaro), ha tutti gli elementi classici del suo autore: caustico umorismo, salace ironia sulle nuove tecnologie e su chi le utilizza, persino l’uso dell’amato Dinamite Bla. Paradigma perfetto di classica avventura “alla Vitaliano”, questa storia subirà certamente nel giudizio il destino delle altre prove dell’autore: se il lettore avesse apprezzato altri suoi lavori in passato certamente vedrà con favore anche questa; se altrimenti non lo trovasse tra i suoi sceneggiatori preferiti non sarò certo questa storia a fargli cambiare idea.
I riflettori sono puntati sull’ironia volta a quegli utenti, spesso presenti su
social network e nelle varie
community online, che sembrano esser lì solamente per creare alterchi o mettere zizzania per il puro gusto di vedere la gente litigare.
La soluzione proposta dall’autore è abbandonare quel carosello di insulti in cui spesso va a trasformarsi la rete e disporre per queste persone una “terapia” a base di disintossicazione tecnologica e cura del terreno, quasi a intendere
il ritiro nel proprio hortus, luogo anelato molte volte nel corso dei secoli come unica possibilità per condurre una vita serena e felice.

Poveri Bassotti
Ma anche forse un più prosaico
“mandateli a zappare la terra”, visto come punizione definitiva per il ritorno di queste persone alla concretezza (e alla durezza) della vita reale. La storia nel complesso non convince troppo e traspare, perlomeno agli occhi di chi scrive, una certa mal sopportazione dell’autore stesso rispetto a queste nuove tecnologie.
La breve storia disegnata da
Marco Rota,
Qui, Quo, Qua e il disaccordo musicale, si basa sull’uso di un oggetto, il lettore musicale, ormai completamente fuori tempo massimo. La storia è stata scritta ormai anni fa, ma
programmarne la pubblicazione oggi appare, forse, cattivo tempismo. Rimane una breve con una buona gag finale su somiglianze e differenze tra i vari nipotini, che pure emergono certo in maniera meno marcata rispetto alla narrazione usuale invalsa su
Topolino di recente.
Per il resto, come detto, è difficile commentare tre storie in fieri. Non vuole essere oggetto di questa recensione l’ennesima polemica sulle troppe storie a puntate (o troppo poche), ma chi scrive ritiene tuttavia che in questo caso la gestione di questo aspetto sarebbe potuta essere migliore.
Buona la prima comunque per
Brigitta, Amelia e l’alleanza disastrosa, che vede
il ritorno di Silvia Ziche come autrice completa. L’autrice della
Papernovela sfodera tutto il suo potenziale comico andando a raccontare gli effetti cataclismici di una improbabile quanto inadeguata alleanza tra le due protagoniste del titolo.
Ah, se prude Detto che l’utilizzo di “strane coppie” in Disney è un
cliché abbastanza abusato, e che il personaggio di Brigitta con la sua insana ossessione per Paperone dopo tanti anni inizia a mostrare, a parere di chi scrive, un po’ di stanca,
la vicenda si sviluppa tuttavia in maniera frizzante e divertente. Lo stile grafico della Ziche è sempre il top per ciò che riguarda la resa di situazioni comiche e paradossali. Punti bonus vanno ad uno Zio Paperone cinico come raramente accade oggigiorno e per le esilaranti sequenze del monologo interiore di Brigitta e dell’allergia al denaro dello Zione.
Giunte rispettivamente invece alla seconda e alla terza puntata, non convincono ancora del tutto invece le storie
Il Viaggio del Pippon-Tiki, della coppia
Cabella/
Bigarella, e
Cronache degli Antichi Regni, di
Sisti/
D’Ippolito, nata dallo spunto del sempre più
showrunner Alex Bertani.
Nel primo caso la storia rimane un lavoro di buona fattura, ma gli avvenimenti che si succedono sulla zattera sembrano rimanere non correlati fra loro e il racconto procede in maniera fin troppo lineare.

Se lo stanno chiedendo tutti in sala…
Cabella ha il grande merito di aver ripescato e portato su Topolino un avvenimento davvero interessante, oltre che realmente accaduto,
ma l’eccesso di storie su questo argomento negli ultimi mesi (si ricorda a stretto giro senz’altro il viaggio di Magellano e Pigafetta intorno al mondo – oltre alla storia di Topleton dello stesso Cabella, quella però più datata)
rischia alla lunga di instillare nel lettore un senso di déjà-vu che concorre al minore apprezzamento generale della singola storia.
In aggiunta a ciò
i disegni del bravissimo Ivan Bigarella alternano tavole molto belle a situazioni in cui il tratto sembra risentire forse di tempi troppo stretti per la realizzazione. Diversamente risulterebbe difficoltoso spiegarsi le motivazioni per alcune repentine variazioni sulla bellezza della messa in scena.
Questa alternanza tra cose buone e meno buone è cifra comune anche alla storia di Sisti e D’Ippolito, che a belle tavole con alcune trovate molto interessanti e con un mistero ben strutturato alterna
alcuni momenti un po’ confusi sia dal punto di vista dei disegni che della sceneggiatura. A questo punto in ogni caso rimane la curiosità per la conclusione di entrambe le avventure, pubblicate sul prossimo numero.
Chiude il numero una divertente
one-page di
Alessio Coppola che ci presenta un redivivo Gancetto (Bruto) alle prese con un ingegnoso sistema per guadagnare furbamente qualcosina alle spese di ignari e generosi miliardari. Concetto e svolgimento interessante, anche se ci si sarebbe aspettati di trovare alle prese con un’idea del genere il più smaliziato padre, Gancio, piuttosto che il figlio.
Per concludere, menzioniamo volentieri un’anteprima: nel prossimo numero ritroveremo Corrado Mastantuono con il suo Bum Bum.
Voto del recensore:
2.5/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
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