Recensione Topolino 3456
Corrado Mastantuono, autore completo preferito dai frequentatori della nostra community, torna con una storia del filone
Papersera News un po’ diversa dalle altre, che non ha mancato – pur divertendomi – di lasciarmi qualche perplessità.
Molto è già stato detto della collocazione nell’anno 1022 sul territorio degli Stati Uniti del castello Rosaspina (interessante crasi tra Rosacroce e Malaspina), il cui aspetto peraltro sembra collocarlo più nel XV secolo che nell’anno Mille, e che nella meritata ambizione del settimanale di essere considerato fonte di cultura (anche spicciola) stride come il rumore di unghie su una lavagna, quasi quanto l’utilizzo del termine
Papernet invece di
Internet…
Ma in più di un passaggio
L’oscuro mistero a quattro zampe mi è sembrata aver subito aggiustamenti successivi, correzioni in corsa, riarrangiamento di pagine che forse ne hanno minato un po’ le basi: la sparizione del secondo cane completamente omessa a fronte di quelle degli altri ben dettagliate (con un’ottima atmosfera notturna quella dell’ultimo); il restare bloccati di Paperino e Paperoga in una stanza la cui porta avevano appena sfondato con una colonnetta di pietra;
gli interludi onirici di Paperoga, che l’autore ci ha abituato però ad associare a Bum Bum Ghigno; la scena della lotta con i draghi un po’ confusa…
Ma non per questo la storia non deve essere considerata valida, infatti
per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte (perdonatemi…) a cominciare proprio dall’inizio della storia, con gli adepti alla setta che in coro ripetono il mantra «
Buio! Cupezza! Tenebra, dissolviti!»: sarò facilmente incline alla risata, ma queste cose mi fanno sganasciare! Anche le gag interpretate dai due cugini sia negli uffici del
Papersera sia all’interno di Villa Reginalda contribuiscono a rendere la storia
molto buona dal punto di vista comico, obiettivo principale di questa serie, immagino.
Il suggestivo incipit della vicenda L’articolo di approfondimento della storia principale, come di consueto, è di buon livello, coinvolgente per i lettori più giovani e completo… anche se trovo curioso che non citino i draghi di
Wizards of Mickey, e molto meno curiosa la dimenticanza del
Drago Timido.
Le sensazioni derivanti dalla prima puntata di
Topolino e le anomalie concentriche vengono confermate dalla chiusura dell’avventura, che continua a snodarsi con inseguimenti, momenti risolutivi mandati a monte dall’intervento delle onde anomale e un finale con un “colpo di scena” che sorprende, ma tutto sommato non aggiunge nulla alla storia messo lì come un semplice colpo di teatro.

Magari anche prima, se si riuscisse a fare una bella storia…
Non limitando il discorso alla sola storia di
Francesco Vacca e
Marco Mazzarello, la sensazione è che si voglia allargare molto l’insieme di personaggi a disposizione degli sceneggiatori, la possibilità di interazione tra di loro, e incrementare il peso della
continuity.
Ma attenzione al rischio di cadere nella realizzazione di un deprecabile fanservice con partecipazioni spregiudicate di personaggi che traggono invece il loro carisma anche dall’utilizzo parsimonioso che ne viene fatto e che non andrebbero assolutamente inflazionati.
Mi riferisco soprattutto alla presenza della Spia Poeta, il cui aspetto grafico mi ha colpito positivamente, ma vuoi per le rime dalla metrica a volte incerta, vuoi per le vignette inutilmente citazioniste della sua uscita di scena, non credo che questa storia possa contribuire al carisma del personaggio.
Molto più classico il cast del ritorno de
La ciurma del Sole Nero.
Marco Gervasio sceneggia quella che probabilmente è la storia migliore del numero.
Come già visto nella “stagione” precedente,
l’ambientazione richiama i classici televisivi della fantascienza di qualche decennio fa, ed ha il merito di non voler strafare e stupire a tutti i costi: Gervasio cala i personaggi nei ruoli a loro più congeniali e propone una trama che soddisfa il lettore, anche spiazzandolo perché portato a credere – al pari di Orazio – che siano gli alieni quelli da cui attendersi una brutta sorpresa, salvo poi assistere al colpo di scena.
Fidarsi è bene, ma… Anche i disegni di
Cristian Canfailla sono da promuovere, e l’effetto “retinato”, un po’ troppo invasivo nei primissimi episodi, ora è molto più moderato e piacevole. A proposito, immagino che molti appassionati di PK avranno notato la somiglianza dell’astronave dei Dyargoniani a quella apparsa in
Ombre su Venere.
Concludendo, si tratta di
un numero che passerà agli annali per l’aumento di prezzo, il cambio del tipo di carta e per la particolare numerazione “consecutiva”, ma non certo per i contenuti.
Voto del recensore:
3/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2022/02/20/topolino-3456/Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!