Recensione Topolino 3490
Il numero di
Topolino in edicola questa settimana presenta
una particolarità. La storia evento, come definita dal direttore nell’editoriale, che apre il numero e a cui è dedicata la copertina,
Topo Principe,
non è infatti una storia inedita, essendo già uscita l’anno scorso in un volume edito da Giunti. Si tratta quindi di
un’occasione per riscoprirla per tutti quelli, come lo scrivente, che l’avessero persa nella sua prima pubblicazione.
La differenza stilistica con quello a cui ci ha abituato il settimanale è evidente sia nella sceneggiatura che, in particolare, nel reparto grafico.
I disegni di Giada Perissinotto sono ottimi e ispirati, a tratti paiono provenire da un libro illustrato, anche complice
un uso molto libero e sfumato della gabbia e l’ottima colorazione, che contribuisce a dare un tono più onirico e poetico alla narrazione. Sono senza dubbio
il punto di forza della storia, permettendole di spiccare in modo particolare rispetto alla tipica produzione di
Topolino.
Mi trovo invece personalmente ad avere
qualche riserva maggiore sulla sceneggiatura. Come facilmente intuibile dal titolo, la storia è una parodia, o forse dovremmo dire rivisitazione, de
Il Piccolo Principe, celebre racconto di
Antoine de Saint-Exupéry. Devo ammettere di non conoscere l’opera originale, cosa che senza dubbio costituisce un limite che potrebbe portarmi ad apprezzare meno la lettura, ma
Topo Principe non è riuscito a coinvolgermi.
In primo luogo
la scelta di tagliare il racconto in due parti risulta più penalizzante del solito quando applicato, come in questo caso, a una storia che non era pensata per questo formato, e si arriva alla fine dell’episodio con un profondo senso di incompiutezza.
Alcune scelte degli interpreti dei vari ruoli sembrano inoltre poco azzeccate: Topolino come poetico bambino sognatore sembra rubare un ruolo cucito alla perfezione su Pippo, ed è quasi disorientante trovare invece quest’ultimo a essere la parte razionale del duo.
Topolino e Pippo un po’ out of character Infine, la storia vorrebbe essere poetica, ma
sembra quasi più di vedere una serie di aforismi concatenati, con anche l’immancabile presenza dell’uso eccessivo della tecnologia da parte dei giovani, che finisce per dare un tono un po’ pretenzioso all’opera. La storia risuonerà probabilmente maggiormente con il suo vero target, ovvero i fan de
Il Piccolo Principe.
Non è invece per ora riuscita a convincere un neofita come me: attenderò la sua conclusione la prossima settimana per formarmi un’opinione compiuta.
Per una “storia evento” che parte, un’altra giunge a conclusione. In chiusura del numero abbiamo infatti
l’ultimo episodio di Scacco matto a Topolino, la storia che promuove la scacchiera allegata alla rivista nelle ultime settimane.
Lo spunto iniziale, la partita a scacchi con un criminale che ad ogni pedina mangiata fa corrispondere un colpo in città, era interessante, ma
lo sviluppo ha lasciato a desiderare sia nel corso della storia che nel suo epilogo. La risoluzione finale della vicenda, infatti, ha ben poco collegamento con il tema portante scacchistico del resto della storia, risultando piuttosto simile a molti dei classici gialli senza troppi guizzi a cui ci ha abituato il settimanale negli scorsi decenni e facendo apparire il gadget allegato come un mero pretesto non ben integrato nella trama.
Anche i disegni di Ottavio Panaro non riescono a veicolare efficacemente l’atmosfera che ci si aspetterebbe da un giallo. Alcuni punti non sono poi particolarmente chiariti: anche accettando i deboli collegamenti che avrebbero portato Topolino all’intuizione di come fermare lo scacchista al suo ultimo colpo, è difficile immaginare come la strategia di gioco “confusa” di Pippo avrebbe potuto rallentare, piuttosto che accelerare, il piano del criminale. Nel complesso quindi, una storia che non riesce a rispecchiare le aspettative e che forse accusa un po’ l’eccessiva lunghezza e un tema che appare imposto sulla trama.
Le migliori sorprese nel numero arrivano invece dalle “riempitive”. Troviamo infatti
un doppio Faccini alle matite, a illustrare prima una sceneggiatura di
Tito Faraci,
Corri, corriere…, e poi una di
Marco Nucci,
Paperoga e il diabolico Dottor Puff Puff.
Corri, corriere… vuole essere la prima storia di un nuovo ciclo,
Gli allegri mestieri di Paperino, in cui si rivitalizza
il topos barksiano di Paperino alle prese con svariati lavori temporanei, un tempo molto presente anche sulle pagine di
Topolino ma che è andato sempre più a sparire nel corso degli anni. Si tratta di un pretesto, in questo caso, di una serie di gag e sventure ai danni di Paperino, neo-fattorino presso la PdP Express.
Paperoga è facilmente suggestionabile… La storia di Nucci è invece
una muta con Paperoga protagonista, che vaga spaventato per Paperopoli autosuggestionato da un film appena visto al cinema, con alcuni spunti inquietanti che paiono riprendere
il ciclo di Hatequack.
Faccini è particolarmente a suo agio in entrambe le circostanze: umorismo e atmosfere surreali e inquietanti sono del resto gli ambiti in cui l’artista ligure riesce a dare il suo meglio. Le storie non saranno indimenticabili, ma servono perfettamente il loro scopo di essere una lettura rilassante, che possa divertire nel loro limitato numero di pagine a disposizione.
Alessandro Sisti e
Vitale Mangiatordi ci propongono infine un nuovo episodio di
Zio Paperone e l’alta finanza, la serie che cerca di trasmettere insegnamenti finanziari all’interno di una tipica storia con protagonisti i miliardari di Paperopoli.
Zio Paperone e il pioniere del risparmio si colloca in maniera un po’ bizzarra in questo contesto:
sembra più un racconto della Premiata ditta, in cui seguiamo Filo Sganga in uno dei suoi strani e inventivi progetti, e la lezione contro il consumismo sfrenato sembra essere più un consiglio per i consumatori che uno spaccato del mondo economico.
Topolino 3490 non spicca particolarmente tra gli ultimi numeri. Le grandi storie a puntate faticano a coinvolgere, mentre
colgono nel segno le brevi, anche se rappresentando più uno semplice
standard. Sul prossimo numero, oltre alla conclusione di
Topo Principe, ci sarà
il ritorno di Francesco Artibani con una storia archeologica scritta in collaborazione con l’Università del Salento e un nuovo episodio della saga calcistica di Marco Nucci.
Voto del recensore:
2.5/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
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