Recensione Topolino 3519
Negli ultimi anni ci siamo abituati a copertine di
Topolino che cercano immediatamente di portare il lettore nelle atmosfere della storia di punta del numero o, in casi più rari, che celebrano un qualche evento o festività.
Quella di
Topolino 3519 appare quindi, in questo contesto,
un po’ sottotono e particolarmente anomala nel suo essere generalista con una semplice “foto di gruppo” di parte del cast. Come diremo, risulta però una buona rappresentazione di un numero composto da
una collezione di tante piccole riempitive che, per motivi diversi, falliscono nel riuscire a fare più del loro compito e spiccare in in qualche modo.
Un’ovvia eccezione a questa riflessione iniziale è ovviamente costituita dalla
storia di apertura, il secondo episodio de
Le isole della Cometa, che tutto è tranne che una riempitiva (ma che non poteva ambire alla copertina che aveva già ottenuto la scorsa settimana). Continuano le avventure di Mick nell’arcipelago Rodent, in questa
curiosa storia storia in costume ambientata ai giorni nostri sceneggiata da
Alex Bertani e
Pietro Zemelo. Per ora siamo ancora nella fase iniziale, in un’introduzione che ci porta a conoscere meglio gli attori principali della vicenda, le loro motivazioni e i misteri che li circondano.
Questa settimana, in particolare, veniamo a intuire come il motore principale dei segreti dei vari attori sia costituito dalla bussola solo apparentemente inutilizzabile già mostrata tra le mani di Topolino nel primo episodio: non solo Salud ne possedeva una identica, ma Babou, il particolare
villain di questa vicenda, la sta cercando disperatamente.
Le isole della Cometa si trova a essere particolarmente interessante nel panorama attuale in quanto, pur condividendo le atmosfere delle storie di viaggio a cui la gestione Bertani ci ha abituato, se ne discosta in modo significativo.

Una gabbia rivoluzionata
Laddove queste ultime avevano infatti un soggetto minimale e trovavano proprio nell’ambientazione il loro punto di forza principale,
la storia che ci sta accompagnando queste settimane ha una forte trama, per quanto per adesso lenta a dispiegarsi. Questo non solo dona una reinterpretazione di atmosfere ormai diventate familiari, ma riesce probabilmente, grazie ai misteri ed enigmi, a catturare più efficacemente l’attenzione di una fascia maggiore di lettori.
Zio Paperone e l’appiattificatore 2D è una storia dal sapore tradizionale, che presenta una reiterazione di un canovaccio classico: Archimede mette a punto una nuova invenzione, Paperone si affretta a metterla in commercio per massimizzare i guadagni prima dei test necessari, i Bassotti ne scoprono una debolezza gettando Paperopoli nel caos.
Giovanni De Feo non sembra avere molto da aggiungere a questo stilema e quello che porta sicuramente di più la storia a spiccare sono
i sempre ispirati disegni di Francesco Guerrini, seppure questa volta appaino con minore preponderanza gli animali antropomorfizzati “esotici” a cui ci ha abituato.
A seguire troviamo un nuovo episodio di
Newton e Pico in viaggio nel sapere,
Che numero!, come suggerisce il titolo dedicato alla matematica. Abbiamo avuto già modo di commentare più volte come questa serie, nonostante le promesse e le innovazioni dei suoi inizi, sia finita per essere
poco più di un reboot delle Pillole di Pico, con questo episodio che si trova a essere un esempio molto significativo di questo andamento, essendo uno dei meno riusciti.
È infatti particolarmente didascalico, con pochi sforzi di nascondere il suo intento didattico, limitandosi invece a presentarci curiosità matematiche una dopo l’altra, in maniera un po’ pesante e con un entusiasmo da parte dei protagonisti riguardo la bellezza dei numeri che pare un po’ artefatto. A far da cornice è
un’intervista all’ingegnere aeronautico Amalia Ercole Finzi, forse ancora più educativa della storia stessa in quanto mostra anche ai giovanissimi come le materie STEM non siano esclusivamente cose “da maschi”, pregiudizio purtroppo ben ancorato nella società e che si sta oggi cercando di smascherare.

Pico nel mondo della matemagica[/size][/i]
Le pensatone di Fiuto Joe continuano con un nuovo episodio,
Fuga andata & ritorno. Questa nuova serie è
una variazione sul tema della già non particolarmente riuscita
serie con Malachia protagonista, rispetto alla quale appare però meno ispirata. Si tratta infatti di
un debole collegamento di gag non particolarmente riuscite, tenute insieme da un protagonista che, forse, si trovava più a suo agio come personaggio terziario.
Ben più efficace l’umorismo in
Gambadilegno e la settimana da cittadino modello, in cui il vecchio furfante si trova, dietro le pressioni di una superstiziosa Trudy, a seguire alla lettera i consigli di un dolcetto portafortuna di un ristorante orientale, e quindi a comportarsi in maniera perfettamente onesta per una settimana in preparazione di un colpo leggendario al museo. La circostanza offre l’occasione per
una serie di gag molto riuscite, che portano a un colpo di scena finale piuttosto inatteso. Il risultato è una breve e piacevole riempitiva, e
Davide Fortuna riesce a strappare più di un sorriso.

L’occasione non fa più l’uomo ladro[/size][/i]
A concludere il numero
Time Machine (mis)adventures: Destinazione antico Egitto. Quella della macchina del tempo di Archimede è una serie che
si sta presentando con una qualità altalenante, con alcuni buoni spunti non sempre sfruttati pienamente. Quello di questa settimana non è una delle prove migliori.
Uno dei punti di forza di queste storie è infatti l’idea che un’azione minimale nel passato possa causare imprevedibili (e divertenti) conseguenze nel presente, con i tentativi dei paperi di porvi rimedio. Questo episodio però, forse nel
tentativo di fornire una variazione sul tema, rende questi passaggi molto meno riusciti. La modifica nel passato è particolarmente marcata, le conseguenze nel presente non vengono neanche mostrate in quanto troppo terribili, la soluzione del problema piuttosto banalizzata. La storia si trova a mancare di mordente, e
non basta l’aggiunta di Pico al cast per risollevarla.
Complessivamente dunque, un numero di
Topolino con tante storie dall’aspetto familiare ma che, tranne piccole eccezioni, non riescono a distinguersi particolarmente dalla fitta produzione disneyana, anche solo recente.
Proprio come la sua copertina, con tanti personaggi sorridenti e amichevoli,
la cui debolezza sta proprio nel generalismo e mancanza di particolare originalità.
Voto del recensore:
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