Marco Nucci scrive tre delle quattro storie presenti nell'albo e lo fa, a giudizio di chi scrive questo commento, in modo intrigante e molto ben riuscito.
Beato te.
Io aspetto ormai da un momento all'altro il cambio di titolo della testata da "Topolino" a "Nucciolino", visto che ormai è peggio del prezzemolo: un editoriale su due ha almeno un trafiletto su di lui, fa parte anche del reparto più "tecnico", ha scritto pure le didascalie del riassunto delle Lenticchie... Per arrivare a leggere una tavola dove non ha messo mano - escludendo il Che aria tira - tocca arrivare a pag 129 (su 164).
Io capisco il voler puntare sull'autore e tutto, ma ultimamente mi sembra davvero troppo. 
Sulla Spada di ghiaccio non mi esprimo, a questo punto aspetterò la conclusione, ma per ora il giudizio non è dei migliori... Non ho trovato originalità, ma solo banalità, visto lo svolgimento quasi pedissequo rispetto alla prima storia del ciclo.
Sono rimasta poi molto perplessa dai disegni di Cavazzano nella prima storia... se non avessi visto il nome nei credits non avrei mai detto fosse lui!
Addirittura in alcune delle prime vignette Paperone sembra uno dei nipotini.
Riguardo alla storia di Celoni, disegni superlativi!
Be', prescindendo dai giudizi personali sulle storie, non è certo la prima volta che ciò accade. Negli anni '50, numeri abbastanza causali di Topolino, come il 148 e il 197, vedono rispettivamente 61 tavole a fumetti su 92 e 66 tavole su 87 firmate da Guido Martina, facente parte anche della redazione. E si trattava di storie come "Paperin Meschino", "Paperino e la caccia agli errori" e "Biancaneve e lo specchio infranto", buone storie ma io non mi sento di definirle capolavori.
Negli anni sessanta, prendiamo i Topolini 337 e 347: nel primo 58 tavole su 94, nel secondo 60 tavole su 100, portano la firma dei prolifici fratelli Barosso.
Negli anni '90, consideriamo il numero 1824, con 71 tavole su 117, e il 1830, 65 tavole su 113, realizzate da Carlo Panaro.
Accanto ai nomi di questi prolifici autori, potrei citarne altri che si sono distinti per la mole di storie realizzate: per forza di cose, non tutte potevano essere capolavori assoluti, ci saranno state anche vicende meno riuscite, se non scadenti. In ogni periodo il direttore o la redazione hanno dovuto puntare su alcuni autori specifici, per storie celebrative o importanti.
E per fortuna non hanno cambiato il nome del settimanale in "Martinino", "Barossino", "Panarino" e chi più ne ha più ne metta.
Tutto questo detto con il massimo rispetto e senza nota polemica (visto anche che si tratta di argomenti soggettivi), ovviamente.