Recensione Topolino 3564
Topolino 3564 continua sulla scia dei precedenti, con la storia di apertura che è la più valida del lotto e le altre che si assestano su un livello qualitativo medio-basso. È da qualche tempo che è attuata questa formula,
e viene da chiedersi quanto si possa andare avanti mantenendola visto che – a parere di chi scrive – il settimanale è decisamente peggiorato.
Zio Paperone e il bretella gate, infatti, scritta e disegnata da un
Corrado Mastantuono in forma smagliante (del resto parliamo del
titolare del recente Premio Papersera) è ottima, l’
ennesima storia riuscita fra quelle del fortunato ciclo del Papersera. La vicenda, che vede Paperino, Paperoga e Paperone investigare su dei furti apparentemente compiuti da un ex-minatore amico del papero più ricco del mondo si ricollega alla serie
Blue Peaks Valley sempre di Mastantuono, in modo comunque mai gratuito: questo gioco di rimandi dà infatti senso all’intera narrazione, rendendola compiuta. Per il resto come al solito l’autore conferma di conoscere molto bene le caratterizzazioni dei personaggi: Paperino, Paperoga e loro zio, forse vero e proprio protagonista, sono delineati perfettamente.

Ritorno al passato
Ad aumentare la piacevolezza della lettura sono i disegni dell’artista romano, guizzanti come di consueto. I paperi di Mastantuono, dal tratto così riconoscibile e caratteristico, sono vivi e vegeti, e
sembrano quasi muoversi tra le tavole.
A seguire la terza storia della serie
Topolino e i pionieri del volo,
Topolino e Gancio in: la vita è un’acrobazia, sceneggiata da
Sergio Cabella e disegnata da
Luca Usai. Le due precedenti storie del ciclo, nato probabilmente per supportare i gadget dei biplano di Topolino e Pippo, allegati proprio in queste settimane, non mi avevano convinto per nulla, e questa terza non ha fatto eccezione.
Se mi è concesso un parere strettamente personale, non nascondo di aver raramente apprezzato Cabella alla sceneggiatura, trovo la gran parte delle sue storie poco fantasiose e ispirate, e purtroppo anche questo è il caso. Peccato, anche se i disegni di Usai sono ottimi.
Si prosegue poi con
Pianeta Paperino – L’appuntamento perfetto di
Vito Stabile e
Marco Rota, coppia ormai collaudata che sembra funzionare piuttosto bene. Questa storia però è forse una delle più deboli delle due serie disegnate da Rota: questa e quella dedicata al ricco zio. Per quanto sia nel complesso scorrevole e anche godibile, la sensazione è che togliendo qualche gag più riuscita e la dotta citazione al corto Mr. Duck steps out rimanga poco alla fine della lettura. Fa comunque piacere leggere storie con Paperino protagonista, personaggio relegato ultimamente sempre di più sullo sfondo.
Per quanto riguarda il comparto grafico, devo ammettere di nutrire da sempre un particolare affetto nei confronti di Marco Rota, e
pur riconoscendone i tentennamenti e le incertezze dovute indubitabilmente all’età, mi fa ogni volta un grandissimo piacere vedere sulle pagine di Topolino quel
tratto così deliziosamente vintage dal sapore barksiano che si sposa peraltro bene con l’atmosfera di queste storie scritte da Stabile.
Certo, il ripasso a china non è molto preciso e il segno non è così deciso, ma in fondo va bene anche così.

Nel rispetto della tradizione animata, Rota raffigura Paperina con il becco più corto rispetto al suo compagno[/size][/i]
Penultima storia dell’albo è
Paperino, Paperoga e la riscossione porta a porta, scritta da
Davide Aicardi e disegnata da un buon
Roberto Vian.
Aicardi è uno degli ultimi acquisti del settimanale, ma le sue storie per adesso non hanno saputo conquistarmi.
C’è da dire però che si è cimentato solo con sceneggiature dalla lunghezza limitata, e dunque attendo di leggere una sua storia più corposa.In realtà forse quest’ultima prova è migliore rispetto ad altre: si lascia leggere e in certi punti strappa anche un sorriso.
La storia conclusiva, intitolata
Gastone Giasone e il vello d’oro, appartiene alla serie prodotta per il mercato estero
La grande mitologia papera: a quale dei tanti miti greci si rifaccia appare piuttosto ovvio già dal tiolo. Il punto di forza sono certamente i disegni di
Giampaolo Soldati, a proprio agio con ogni scenario e ogni design delle creature che il protagonista dovrà affrontare, aiutati da una bella colorazione vivace.
La trama, confezionata da
Luca Barbieri, si limita però a una mera trasposizione di una parte del mito in chiave disneyana senza che vi siano cambiamenti di sorta: eccetto qualche passaggio troppo cruento,
le tre prove che Giasone deve affrontare per ottenere il vello d’oro vengono riproposte quasi pedissequamente dalla narrazione, e allora viene naturale domandarsi se, al di là di quello meramente educativo, ci sia uno scopo dietro quest’operazione.
Voto del recensore:
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