Recensione Topolino 3537
Con il numero di
Topolino di questa settimana giunge a conclusione, con la sua quarta puntata,
Operazione Zeus. Nelle scorse settimane questa storia si era già fatta notare per varie particolarità non così frequenti tra le pagine del settimanale e per il modo in cui
Marco Gervasio era riuscito a integrarle con successo nella trama.
Da un lato si distingue infatti per la sua natura di storia corale, e per il modo naturale con cui il microcosmo di Topolinia e quello di Paperopoli vengono portati in contatto, ma forse ancora più notevole è come il
concorso associato alla storia sia stato inserito nella trama in un modo non invasivo che, anzi, l’ha arricchita donando ai lettori piccoli enigmi da risolvere per arrivare al colpevole.
Purtroppo, quest’ultimo episodio non si dimostra veramente all’altezza dei precedenti e, nonostante alcune belle trovate e qualche inaspettato (e piacevole) ritorno,
probabilmente anche a causa del limitato numero di pagine appare un po’ affrettato e presenta alcuni difetti che finiscono per andare a scapito dell’esperienza di lettura.
I nodi vengono al pettine e i misteri ci vengono svelati. Scopriamo che l’enigmatico personaggio in cappotto del primo episodio altri non era che
Musone, che il professor Enigm era stato reclutato dal
Capitano Setter per indagare su alcune misteriose sparizioni nel triangolo delle Bermuda e che, venuto a conoscenza della misteriosa organizzazione Zeus, era stato rapito.
Scopriamo che, come il rebus della settimana scorsa indicava,
dietro l’identità di Zeus si nasconde Orango, assettato di potere più che mai e intenzionato ad assoggettare lo stesso magnetismo terrestre. La situazione viene salvata da
un doppio arrivo della cavalleria: prima Paperinik e poi Minni, quest’ultima con i rinforzi della polizia topolinese.
Il problema dell’episodio è che, nel tentativo di mettere al loro posto tutti i tasselli del puzzle,
si trova ad essere un unico, lungo “spiegone” da parte sia dei protagonisti che degli antagonisti, risultando a tratti pesante e un poco artificiale nella prosa.
Non aiuta neanche la presenza di alcuni elementi
funzionali all’esposizione ma che appaiono innaturali nella trama, come Musone che inspiegabilmente attende due giorni di prigionia nella stessa cella di Topolino e Pippo prima di togliersi il travestimento e spiegare nel dettaglio gli eventi accaduti a lui e al Professor Enigm.

Una comunicazione non proprio tempestiva[/size][/i]
Altrettanto innaturale appare il modo in cui Paperinik riesce a individuare la base di Orango: è sufficiente un triangolo sulle uniformi degli scagnozzi di Zeus e un’idea approssimativa della distanza per farlo andare con sicurezza nel triangolo delle Bermuda.
Non mancano comunque
anche aspetti positivi: il ritorno di tanti personaggi di gottfredsoniana memoria farà piacere ai lettori di lunga data e, nonostante le poche tavole a loro disposizione, tutti risultano senza dubbio ben caratterizzati, inserendosi così in un cast non limitato di attori e mostrando un alto potenziale. inseriti. Speriamo di ritrovarli presto in nuove, interessanti avventure sul settimanale: una riapparizione di Orango sembra essere promessa dalle ultime tavole di
Operazione Zeus, ma sarebbe piacevole ritrovare più di frequente anche Setter, Musone ed Enigm.
Infine, è necessario spendere qualche parola di lode per
gli ottimi disegni di Emmanuele Baccinelli, il cui Pirata Orango, in particolare, risulta particolarmente convincente.
La storia che troviamo a seguire,
Newton Pitagorico e il questionabile Que, segna l’esordio di
Andrea Malgeri come autore completo. Il concetto di partenza dell’avventura è la famosa (o famigerata) vignetta con un quarto nipotino in
Le GM e i microcanotti, cui viene data, in qualche modo, una giustificazione canonica all’interno della storia.

Gli incubi, gli incubi!
È un’idea sicuramente polarizzante e lascerà sicuramente molti lettori divertiti, mentre magari farà storcere il naso ad altrettanti che non apprezzeranno questo tentativo di creare ponti e
continuity con dettagli minori di storie di un passato ormai remoto. Quello su cui però tutti dovrebbero concordare è la
grande abilità ed originalità con cui lo spunto viene elaborato da Malgeri, che riesce a coniugare con sapienza comicità, tensione e persino horror in poche pagine.
Ottima anche la recitazione dei personaggi e in particolare di Newton, che viene recuperato nella sua caratterizzazione originale del
reboot di Nucci un po’ smarrita dopo
la serie con Pico de Paperis. Un esordio quindi più che convincente e originale, che ci fa attendere con interesse le nuove prove dell’autore
nella speranza che diventi una presenza frequente tra le pagine di Topolino.
Sicuramente più anonime sono le due storie brevi che seguono.
Due miliardari, un gatto e un tucano (
Massimiliano Valentini/
Ottavio Panaro) riprende ancora una volta Malachia come protagonista e fa interagire il mondo animale con quello dei paperi con risultati non particolarmente convincenti.
Paperino in: Dollari di famiglia (
Danilo Deninotti/
Federico Maria Cugliari) risulta un po’ più originale nel suo seguire le avventure di una banconota mentre passa, di mano in mano, attraverso gran parte del cast paperopolese, ma non abbastanza da spiccare particolarmente tra le brevi cui il settimanale ci ha abituato nel corso dei decenni.
A concludere il numero abbiamo la storia a cui è dedicata la copertina:
Topolino e Orazio in: Il primo volo non si scorda mai (
Sergio Cabella/
Fabrizio Petrossi), che dovrebbe aprire una serie sui pionieri dell’aviazione.
Il primo volo di Topolino e Orazio di cui leggiamo appare però particolarmente diverso da quello mostrato in copertina, dal momento che quella che ci viene raccontata è la storia della costruzione dei primi alianti e dell’Esposizione Universale di Milano del 1906. La storia è piacevole, con una bella atmosfera di inizio secolo, un tema interessante e un inatteso finale.
Peccato per l’assenza di redazionali ad affiancarla, l’argomento li avrebbe meritati, e per
una caratterizzazione un poco supponente e presuntuosa dei protagonisti.

Un Topolino più presuntuoso del solito[/size][/i]
Un numero nel complesso di media qualità. Il finale di
Operazione Zeus è pieno di promesse per il futuro ma, di per sé, lascia un po’ delusi, mentre sicuramente la migliore sorpresa dell’albo è l’esordio di Malgeri.
Grande attesa infine per l’uscita della prossima settimana: non solo
ritorna con la sua seconda stagione l’apprezzatissima serie di Bruno Enna e Davide Cesarello, Gli Evaporati, ma Corrado Mastantuono ci promette un “ricomincio” (sic.) tra le pagine del settimanale anche di un certo Imbianchino Mascherato.
Voto del recensore:
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