Recensione Topolino 3545
Il numero del settimanale coincidente con
Lucca Comics riveste sempre molta importanza, vuoi per la numerosa folla che partecipa al festival, vuoi per le opere che vengono proposte al grande pubblico.
Quest’anno sono presenti solo tre storie, proseguendo il
trend della
settimana precedente. E in effetti l’albo è decisamente bilanciato per soddisfare tutti i gusti.
Si incomincia, con copertina dedicata e il “Che aria tira” di Silvia Ziche collegato, con
Topolino e la profezia del cavaliere scarlatto.
Marco Nucci e
Cristian Canfailla ci riportano nelle terre dell’Argaar, collegandosi direttamente all’
avventura dello scorso anno. Si tratta di
un episodio iniziale meramente introduttivo, in cui per la prima volta gli eventi iniziano durante Halloween, rispetto ai Natali del passato.
La sceneggiatura al momento è vincente nell’utilizzo delle rime e di un racconto musicale, grazie alla presenza del menestrello Lasidor, che ricorda altri personaggi come il Cantagallo di
Robin Hood (al netto di una presenza meno briosa).
Canfailla gestisce bene gli spazi e i personaggi, aiutato da un colore cupo e tenebroso ben adatto all’atmosfera, realizzato da Debora Grazio. Al momento la figura del nemico pare interessante, cosi come il suo continuo e inesorabile avanzare.
La neve rossa risulta decisamente suggestiva, e permea la storia di una preziosa inquietudine. Riguardo al
countdown, non possiamo non pensare a quello che caratterizzava il previsto scoppio del vulcano Gherrod nel
Torneo dell’Argaar.

Musica e dramma tra l’inquietante neve rossa
La storia successiva segna
il ritorno di Giorgio Pezzin, sempre una lieta presenza sul settimanale. La serie delle
Tops Stories continua, con i disegni di
Davide Cesarello; l’unico difetto che possiamo trovare è l’intestazione,
Le avventure del giovane Top de Tops, che sembrerebbe il preludio di un potenziale
spin-off dalla serie madre.
Dal nostro punto di vista,
Lo sguardo della (s)fortuna è un’ottima storia con protagonista il baronetto inglese, riproponendo lo stesso approccio di tutte le altre.
Il fatto che si tratti di un giovane de Tops, non rappresenta un grosso peso per la vicenda, e forse non c’era bisogno di una specificazione tale da creare un altro titolo. A parte questo dettaglio secondario, la storia è intrigante.
Nelle sue 37 tavole accadano svariate cose, costruendo una trama non banale. Abbiamo un pericoloso nobile, una rombante automobile a vapore, una perdita di memoria, un inseguimento a cavallo, un inquietante professore, un avvocato onesto e
una riflessione su come la fortuna abbia sempre due facce.
Top de Tops è un personaggio
profondamente umano, curioso e desideroso di conoscere, oltre che di apprendere dalle proprie esperienze. È pronto a cambiare opinione e non disdegna di fare un passo indietro, se necessario.
Questo, combinato a una tematica generale come la buona sorte, fa della vicenda un prezioso insegnamento raccontato benissimo. Al resto pensa Cesarello, con i suoi disegni guizzanti, la passione per lo steampunk ed espressioni facciali sempre azzeccate.

Un topo umano
Infine, l’albo si chiude con
il lungo ritorno di Pk su Topolino: era da
Zona Franca del 2021 che la
continuity fondata da
PKNA non spuntava sul settimanale. Lo stesso Alex Bertani ha annunciato a Lucca Comics come
Topolino Fuoriserie non sia più sostenibile, e che si sia tornati all’idea di avere una o due storie all’anno sul tascabile (pronte per una ristampa su
Disney De Luxe, immaginiamo). Si torna, nei fatti, allo
schema di gioco di Potere e Potenza adottato nel 2014.
La storia è realizzata da
Tito Faraci e
Lorenzo Pastrovicchio, già autori di
Trauma, celebre numero di
PKNA. E di fatto si tratta di un
sequel a tutti gli effetti, realizzato anche per promuovere la contemporanea riedizione della storia del 1997 in formato
deluxe.
Questo è il problema della vicenda, che ricicla svariati momenti della vicenda originale senza un vero e proprio motivo, se non il ricollegarsi all’avventura di ventisei anni fa. La trama, fin dal logo di
PKNE nella prima tavola, è ben raccontata da Faraci, tra continui flashback, ellissi narrative e raccordi impliciti, mantenendo alta la curiosità nel lettore sui motivi della presenza di Paperinik nel Pozzo, il famigerato pianeta prigione degli Evroniani.

A Faraci basta una battuta per sistemare tutto
La storia presenta svariate scene di lotta e di muscoli, sequenze di cui Pastrovicchio è un riconosciuto maestro, e gode di varie
splashpage e di un
layout vivace e fresco, sempre capace di svecchiare la tradizionale gabbia a sei vignette.
A lasciare un po’ interdetti è la presenza di un vecchio personaggio, che risulta piuttosto sprecato e mal spiegato, facendo pensare a un ricercato gusto per il
fan service. I colori di Andrea Stracchi risultano fenomenali, e permeano di profondità tutta la vicenda.
In generale, comunque, si tratta di una storia senza troppe pretese, collocata in un vago momento della
continuity dopo il
Marchio di Moldrock. In fin dei conti, può essere vista come un piacevole, e in fondo riuscito, ritorno nel mondo di PK.
A livello di rubriche, fa il suo debutto
l’iniziativa Disegna con gli artisti di Topolino.
Andrea Freccero ci mostra come disegnare il volto di Paperino, passo dopo passo, dandoci anche i suoi riferimenti artistici del passato (Carpi e Scarpa), e presentando sketch e un piccolo approfondimento sulla
Gallinella saggia. Le prossime due puntate della rubrica dovrebbero mostrare come disegnare il torace e le zampe del nostro Donald.
In conclusione, si tratta di un ottimo numero di Topolino, che propone materiale variegato accomunato da un’ottima cura editoriale ed artistica.Voto del recensore:
4/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2023/11/08/topolino-3545/Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!