Mi confesso estraneo all'entusiasmo con cui coloro i quali mi hanno preceduto nei commenti descrivono la loro esperienza di lettura rispetto alla
cover-story del numero.
Il racconto di
Nucci/Cavazzano, infatti, non è mai riuscito a coinvolgermi per davvero ed ho trovato la sua narrazione fin troppo lenta e diluita, la quale mi ha condotto stancamente alla sua conclusione senza che mi sia mai sentito realmente avvinto ed appassionato rispetto a quanto stessi leggendo.
Per quanto mi riguarda, è una storia che non ha attecchito nella mia memoria e che dimenticherò presto.
Di maggior rilievo sono state invece, in base ai miei gusti, le restanti due storie dell'albo.
Graziosa quella di
Venerus con protagonista Paperino, che tratta le atmosfere tenebrose del contesto halloweeniano in un modo sicuramente più burlesco rispetto al lungo racconto precedente ma che proprio per questo mi ha fatto sorridere a più riprese e si è rivelata, infine, una lettura simpatica e godibile.
Nota di merito per i disegni di
Giada Perissinotto, che sono contento di rivedere sulle pagine del settimanale dopo solo alcune diradate apparizioni nel recente passato.
Le sue frizzanti matite animano di un piglio fresco, brioso e armonico la costruzione della tavola e colgono un Paperino espressivo e dinamico che è una gioia da vedere, anche per merito di una colorazione vivida ed accesa che acuisce il senso di tridimensionalità e profondità della tavola.
Il numero si chiude con la prova d'autore completo di
Casty destinata all'album
Topolino Sticker Story pubblicato un lustro addietro.
Che avventure, Topolino! consta di sole sedici tavole ed ha il compito tutt'altro che semplice di mettere in scena molteplici personaggi della tradizione classica e non, attingendo tanto dalle creazioni originali di Floyd Gottfredson e collaboratori quanto di quelle scarpiane.
Ciò che risalta in modo preponderante dalla vicenda orchestrata dal Castellan, come lascia presagire lo stesso titolo, è l'intrinseco legame che sussiste tra
Mickey e l'avventura e quanto l'uno non possa fare a meno dell'altra.
Bella l'interazione tra il Topolino più posato e ponderato della contemporaneità con il Mickey Mouse giovincello in calzoni rossi degli anni '30 e come quest'ultimo sia più dedito a lanciarsi a capofitto dritto al cuore dell'avventura, incosciente e noncurante dei pericoli cui andrà incontro, munito di gioviale entusiasmo e spregiudicatezza che lo spinge istantaneamente a cercare l'azione.
Entrambe le incarnazioni del personaggio trovo siano state centrate e rese in maniera tale da farli muovere nella spontaneità e naturalezza che caratterizza la cifra autoriale del
cartoonist goriziano: simpaticissime, a questo proposito, le vignette in cui il Topolino dei giorni nostri con giacca e berretto passeggia sereno nel fondo dell'oceano senza sbattersi più di tanto a dare una spiegazione logica a quanto gli sta accadendo intorno, facendo anche conversazione come se niente fosse col suo vicinato di stampo ittico!

Anche in un numero ristretto di pagine, Casty dimostra l'amore che nutre per il personaggio e quanto gli sia caro non solo il tema dell'avventura ma anche quello di presentare il Topo dalle grandi orecchie nella dimensione degli affetti che gli appartiene e che lo rende, davvero, il personaggio meraviglioso ed immortale che è stato e che è, dagli esordi nel mondo della celluloide e delle prime strisce a fumetti ad oggi.
Deliziosa, a questo proposito, la doppia
splash-page delle pagine 144 e 145 che funge da festoso preludio alla conclusione della storia e che celebra l'affetto che i suoi tanti amici nutrono per lui e con cui lo circondano.
Un ultimo cenno riguardo a Casty ma estraneo alla storia di chiusura: ho trovato molto simpatica la situazione che ha descritto nella tavola autoconclusiva, con la curiosità e il carattere genuino di Pippo che cozzano con il grado avanzato di intelligenza artificiale dei telefonini a cui voleva semplicemente chiedere qualche innocua informazione!
