Ignorando l'iniziativa dialettale appiccicata posticciamente, dato che la storia si occupa di tutt'altro, devo dire di non aver capito bene dove Sisti volesse andare a parare.
Sembra una storiella vacanziera, ma c'è un po' di giallo, un po' di mitologia piratesca, quindi si finisce sui maglioni.
Una storia "alla Panaro", verrebbe da dire, o "alla Sisti primissima maniera" (ma neache, perché già agli esordi si sforzava quantomeno di ideare soggetti non abusati).
Non è stata una brutta lettura, poi a me Il Gervasio topesco piace quasi più del paperesco, ma mi sfugge il pretesto per cui metterla in produzione.
Paperotto mi é piaciuta più della precedente (l'albatro), anche se veramente il canovaccio è sempre lo stesso, e personalmente sono "uscito" da questo micromondo da più di vent'anni.
Degna di nota la scena che chiude la prima parte, quasi sovversiva, oggigiorno (sigh).
Tosolini meriterebbe più considerazione.
Faraci in tono minore, ma attenzione che i discorsi sul "Faraci bollito che non è più come una volta" li leggo dal 2003 (e probabilmente, tra me e me, li facevo anche io a quel tempo).
Semplicemente è uno sperimentale, e a volte gli esperimenti riescono, a volte no.
Anche qui, si segnala una sequenza "sporcacciona", con Pippo spargitore di concimi.
Breve di Pluto caruccia e innocua. Migliore della precedente della serie.
Breve di Nucci palesemente pesce d'aprile in ritardo. Magari in origine voleva essere un racconto di Hatequack, giacché la parte iniziale ha un suo fascino.
La grotta animalesca parlante mi ha ricordato il mio amato Aladdin, e questo è stato sufficiente a saziarmi.