Era da un po’ che non recensivo: facciamo che questa settimana tocca al Maestrissimo Rodolfo Cimino?
Con Martina egli è un po’ il simbolo di un modo italianamente classico di scrivere storie Disney, ma il suo modo di raccontare è quasi antitetico rispetto a quello di Guidone.
Meno cinico, più ottimista, più vicino alla battuta spiazzante che alla battutaccia, agli svenimenti comici che estremizzano un comportamento più che alle bastonate sulla zucca, ecco, Cimino si segnala per tre caratteristiche essenziali, soprattutto nelle storie dei paperi:
1) una fantasia sfrenata, assolutamente senza limiti, nel creare popolazioni assurde che devono essere sempre raggiunte con qualche spedizione sempre più incredibile (e divertente) della popolazione stessa.
2) il suo lessico aulico più di quello di Martina, soprattutto per le parole ricercate più che per la costruzione sintattica iperponderata tipica dell’altro Maestrissimo;
3) una grandissima capacità di introspezione psicologica dei personaggi, che traspare, più che da descrizioni della medesima psicologia, dalle azioni che il personaggio compie.
Quanto al primo punto, beh, direi che lo stesso sia incontestabile: il cliché nelle sue storie è quasi sempre lo stesso, dove lo Zione trova qualche spunto per incrementare le sue ricchezze (o più raramente Topolino si trova coinvolto in qualche indagine che lo porta lontano), e deve partire per qualche parte sperduta del pianeta, scontrandosi con i buffi autoctoni di turno. Da anni leggiamo questo tipo di storie, da anni ce le aspettiamo, da anni le vogliamo e da anni le preferiamo a tante storie più moderne

. E questo ci capita perché, in fondo, le storie di Cimino danno libero sfogo anche alla nostra fantasia, e ci aiutano a continuare a fantasticare in un’epoca dove la tv e i dvd troppo spesso limitano quella nostra stessa fantasia. E le storie del Maestro, per quanto assurde, per quanto frutto di immaginazione evidente, a volte senza alcuna punta di veridicità, non ci appaiono mai troppo inverosimili: e forse proprio questa capacità di farci sembrare quasi credibili storie di pagnottari, saette attratte dal denaro, ombre spaziali, scimmioni intergalattici, gente che si teleporta in tre balzi, è la più insuperabile prova dell’abilità dello scrittore.
Ma va detto che di quando in quando Cimino esce dal cliché dell’avventura allucinata: a volte ci regala, nel suo stile fantasioso, enormi duelli tra Paperino e Gastone o tra Zio Paperone e Rockerduck, che immancabilmente si traducono in catastrofi per la città di Paperopoli e in grassissime risate per noi! E anche sotto questo profilo Cimino si rivela fantastico affabulatore, capace di trascinarci nella sua trama perfetta vignetta dopo vignetta, una risata dietro l’altra, senza mai stancarci o annoiarci.
Quanto al secondo punto, ricordo solo che nel 1985 in una sua storia (avevo iniziato a leggere fumetti Disney da due mesi) avevo trovato la parola “transeunte”, della quale i più ignoravano il significato, tanto da dovermelo cercare sul dizionario. Nel 1994, nove anni dopo ( :o), il professore di diritto costituzionale durante la lezione parlò di norma transeunte, dando per scontato il significato del vocabolo: a fine lezione, io ero uno dei pochi che già lo conoscevano e diffusi codesto barbaro fonema (cit.

) agli altri nell’aula magna della Cattolica. Dite che avrei dovuto citare la fonte della mia cultura

? Sta di fatto che un paio di paroloni ricercati viene sempre usato dall’autore in ogni storia, e giammai a sproposito: e questa è la dimostrazione di quanto i fumetti Disney possano ancora fare cultura a favore di grandi e piccini! Ed anche questa è la grandiosità di autori come Cimino, la cui eredità spero ardentemente sia raccolta da qualcuno meritevole.
Quanto al terzo punto, Cimino si serve di questa capacità d’approfondimento psicologico per dare altre lezioni a noi lettori, perché il comportamento troppo avido, troppo scorretto, troppo ignobile viene stigmatizzato in qualche frase spiazzante e coinvolgente allo stesso tempo (Capovillaggio a ZP: “I vostri occhi sono avidi e bugiardi!”), così come quello positivo viene giustamente esaltato con frase uguale e contraria (“Il tempo sui libri non è mai sprecato!”).
Ma l’indagine psicologica non solo serve a stigmatizzare o esaltare educando il lettore: serve anche a regalarci perle di poesia come pochissimi altri autori hanno saputo donarci. Ne richiamo la frase finale di Paperino e il popolo sottomarino, il saluto a Reginella quando Paperino getta il medaglione in mare: credo ci siano state poche altre frasi, in tutta la produzione Disney mondiale, capaci di toccarci così tanto il cuore in tre righe di fumetto

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Grande Rodolfo, quindi, che ci dai sempre un buon motivo per leggere Topolino ogniqualvolta viene pubblicata una tua storia! Sarà anche vero che, in qualche ultima tua trama, si è visto un leggero calo di tono o di verve, ma va detto che una tua storia sottotono è quasi sempre comunque più che superiore rispetto a tanto modernariato che non sarà mai al tuo livello: diciamo che le nostre critiche derivano da un raffronto di tante tue storie passate con alcune moderne, e che un eventuale esito negativo del paragone dipende solo dal livello esagerato che hai saputo dare a tanti tuoi capolavori del passato!
Grazie al Maestrissimo, quindi, per tutto ciò che ha saputo donarci e che di certo ci donerà in futuro!