Dici molte cose giuste, Grrodon, e risponderti non è facile. Quello che mi viene in mente di fronte a esempi come il figlio di Pippo e gli spin-off come PK e MM, però, è che se mai diventassero la norma, il pubblico potrebbe percepirli come ciò che comunemente definiamo "frittolate". PK e MM ci hanno abbacinati anche in virtù della consapevolezza che si trattava di
altro, di universi paralleli sperimentali con cui esplorare lati nascosti - e indubbiamente più adulti - di personaggi usati, strausati e abusati (vedi il povero Paperinik ecologista di Pezzin, perseguitato da Scassonio e signora, sfigata e pallida ombra del mezzo criminale martiniano). Idem per personaggi più "soft" ma ugualmente riusciti, come Paperino Paperotto: si possono usare ogni tanto, non sempre, e nemmeno di frequente, proprio perché
altro rispetto ai canoni consolidati. E' buffo che proprio questi personaggi "alternativi", nel momento in cui si è cercato di riscriverli per fare nuovi esperimenti ed evitarne l'obsolescenza, siano stati all'origine del termine "frittole". Per quanto anche io pensi che sia meglio ponderare la fine di una testata piuttosto che avventurarsi nelle frittole, deludendo i vecchi lettori e non invogliandone di nuovi, con personaggi creati ottant'anni fa non si può fare né l'una né l'altra cosa. Sarebbe come cambiare la giacca e la camicia a Dylan Dog, che pure è molto più giovane.
Mi ricordi le origini di alcuni personaggi; ma dobbiamo anche ricordare in quale condizione storica sono nati. I personaggi disneyani sono nati come scavezzacollo di campagna, in un'epoca in cui il fumetto era per menti semplici e si faceva bastare personaggi semplici; le borghesi erano le donne, Minni, Paperina. Poi, come sappiamo, il Topolino gottfredsoniano si è imborghesito - ma lo ha fatto perché la società che lo leggeva è cambiata. E lo stesso vale per Paperino. E tutti i nuovi personaggi barksiani sono nati come estremi molto semplici: Gastone nasce come fannullone assoluto, e per giustificare il suo far niente Barks si inventa la fortuna assoluta. Zio Paperone non è ricco: è il più ricco del mondo. I Bassotti sono ladri, figli di ladri, nipoti di ladri, e hanno nipoti ladri e imbroglioni. Anche i personaggi di Scarpa, quelli più duraturi (perché più calati nella realtà sociale dei lettori, vedi il traffichino Filo), sono piuttosto estremi: Brigitta è la tardona irrimediabilmente innamorata di un estremo che la rifiuta; Sganga è eccessivo in tutto (grinta, fissazioni, ambizioni, irruenza, e incapacità) e tutto ciò che ci si è potuto fare è metterlo contro PdP - per venire sconfitto. Atomino era troppo estremo in tutto - e infatti è stato dimenticato, perché non ci si poteva fare granché. Come Zombi, che però era anche arrogante, antipatico e incomprensibile.
Quel che voglio arrivare a dire è che, oggi come oggi, i personaggi Disney italiani seguono la tradizione di essere attori della realtà quotidiana di chi li legge - a differenza, da quel poco che ho visto, delle storie nordeuropee, che sembrano perennemente immerse in un Calisota astratto oltre i cui confini ci sono avventure in luoghi altrettanto astratti: il modello di Barks, ma fossilizzato ai tempi di Barks. I personaggi Disney sono sempre stati interpreti dei loro tempi: se i nostri tempi sono più limitati, come fantasia e possibilità di vivere avventure, è solo perché lo siamo anche noi. Come biasimare i continui riferimenti a Papernet e Papstation, se è roba che fa parte del nostro quotidiano reale? Se questo quotidiano paperesco e topesco ci annoia, forse è perché ci annoia anche un tantino il tran tran di tutti i giorni.
Cambiare tutto questo significherebbe stravolgere il carattere di quei personaggi fino a frittolarli. Se dai un figlio fisso a Pippo, è come far sposare Topolino con una strega. E introdurre personaggi nuovi è questione delicata: oggi, per essere interessante, una new entry dev'essere complessa. Ma, come abbiamo visto, i personaggi Disney nascono come tipi - quasi archetipi - molto semplici, il segreto del cui successo è stato l'adattabilità a qualsiasi situazione. In pratica: fatto salvo il loro carattere fondamentale, i personaggi Disney "normali", quelli "standard" dei fumetti, sono ancora i migliori con cui si possa lavorare. Non mi pare che Casty abbia stravolto Topolino, anzi, lo ha riproposto giovane, genuino e scavezzacollo come un tempo (La città taciturna), accanto ad un Pippo stralunato e geniale (La Jellamolecola), con un avversario impossibile come certi gottfredsoniani (Doppioscherzo). Non ha dovuto evolvere o modificare i character fondamentali per dare vita a belle storie. Ma creare personaggi nuovi, capaci di camminare con le proprie gambe, è una cosa enorme: devi dargli qualcosa da fare, un ruolo, e non solo un carattere. E, dopo un po', questo ruolo diventa facilmente invadente, e si rimpiange lo status quo. Rock Sassi funziona perché: 1) è piuttosto semplice, 2) completa Manetta, figura di sfondo, dandogli un senso, e 3) lo si vede complessivamente poco. Ma un nuovo amico, un nuovo nipote, un nuovo zio, nuove fidanzate o pretendenti... è roba da una tantum. Proprio quello che vediamo quasi tutte le settimane. Ripensandoci senza le antipatie immediate, i Duckis in parte funzionavano: li si vedeva una volta ogni tanto, in quanto strategicamente piazzati in campagna (e non come vicini di Gastone, per dire); mettevano i personaggi "soliti" in atteggiamenti diversi; e sono stati protagonisti di un ciclo limitato. Ci si è fatto quel che si poteva, senza troppe pretese.
Ribadisco: i personaggi Disney sono attori a cui si può far indossare qualsiasi maschera, sebbene mantengano dei caratteri che non possono e non devono mutare. E' probabile che ultimamente quei caratteri siano limitati, anche perché non possono fare proprio tutto quel che potrebbero: Paperino che si incazza e spacca tutto non si può far vedere, Topolino armato appeso a un elicottero nemmeno. Secondo me, gli sceneggiatori stanno facendo un lavoro dignitoso con la libertà che è loro concessa, tra alti e bassi. Il lavoro di "esprimere l'inespresso", ironicamente, lo si sta facendo con i personaggi che teoricamente avrebbero meno da esprimere: Ciccio, per esempio. No, nemmeno io penso che Ciccio dovrebbe essere un personaggio di punta, per vari motivi: ma, indubbiamente, lo si è tolto dall'ombra del melo e lo si è mandato in giro per il mondo. Se poi esprime sempre le stesse cose, be', è perché Ciccio è fatto così, come Pippo è fatto pomì e Paperino è fatto cosà. Poi bisognerebbe avere il coraggio, se non si è in grado di sfruttare un comprimario, di lasciarlo da parte: Indiana Pipps può fare grandi cose (se solo riusciamo a sbarazzarci dei raduni con Oklahoma Joe e Pennsylvania Bob), ma se c'è Kranz di mezzo, chiaramente, no: Kranz andava mollato tempo fa, così come il vero Indiana Jones affronta Bellocq solo per un'avventura (e così come Paperoidi e Ki-Kongi andavano lasciati riposare nella memoria di chi li conobbe per mano di Scarpa e Cimino). Chiaramente, il rispetto forzato di certi cliché finisce per limitare le possibilità di personaggi che potrebbero dare molto di più, e sotto questo aspetto qualche "rivoluzione silenziosa" è più che benvenuta. Far nuotare i pesci fuori dalla loro acqua non fa mai bene: quali Bassotti ci piacevano di più, quelli che inventavano piani demenziali (i dollari pesanti) e finivano randellati a fine storia, o quelli che corteggiano Miss Paperett, vanno in TV e si fanno tiranneggiare da Ottoperotto? La risposta, sono sicuro, è quella che penso io. Ma la stessa acqua può rinnovarsi, e i Bassotti possono ancora essere ladri ingegnosi, se non li si lascia andare verso imprese minori - più facili da scrivere, forse, ma umilianti per loro.
Da parte mia, riguardo ai trend più recenti, sono favorevole al Paperino liceale alla Happy Days e all'amicizia di gioventù di Topolino e Milly. Criticare le "riscritture" del passato dei personaggi Disney - passato che, tra l'altro, nessuno vuole "ufficializzare", ma solo immaginare - in rispetto di una "vulgata" ufficiale stabilita da Gottfredson e Barks, e poi lamentarsi dell'eccessiva aderenza di Don Rosa ai canoni stabiliti prima di lui, è un controsenso. Non mi riferisco a Grrodon in particolare, ma a vari e sparsi commenti sugli ultimi numeri di
Topolino che ho letto qui sul Papersera. Per me, quelle storie sono un modo come un altro di offrire qualcosa di diverso. Sono frittolate fresche, leggere, una botta e via, e perciò indegne del nome stesso di frittolate. Per me, sono qualcosa di nuovo e diverso, ed è già un inizio. Naturalmente ora non voglio un Paperino giovane ogni settimana, ma ogni tanto, far galoppare la fantasia - la nostra e quella dei personaggi stessi - non fa male.
PS: mi scuso per la mancanza di coerenza e continuità nel discorso, ma l'argomento ha aperto in me cateratte accumulate in anni e anni di letture. Spero di essere rimasto in topic, e comprensibile
