Tornando a quanto detto più sopra da me, trovo, ad esempio, che "parodie" tipo Doctor Mouse sono molto carine (Pippo black è splendido!!!) mentre "marchette"
tipo la storia degli "Ex" con Trudy e Minnie è proprio da dimenticare...
Fossero tutte del livello di quella che per te è da dimenticare,
Topolino sarebbe elogiato tutte le settimane

Va anche detto che ormai il giocattolo funziona così e non c'è tempo/voglia/congiuntura storica per una bella rivoluzioncina nel mondo Disney, cosa che secondo me sarebbe necessaria dopo un secolo di storie.
Che cosa vorresti come rivoluzioncina, Grrodon? Concretamente, non a grandi linee. Sono curioso, ma non per sfida, solo perché anche io ritengo che il livello "medio" delle storie attuali sia inferiore a una volta e vorrei capire quali rimedi e soluzioni si potrebbero proporre. Le cause, credo di averle intuite.
Perché la verità è che, in tempi attuali, scrivere una storia a fumetti disneyana memorabile è MOLTO più difficile di quanto lo fosse dieci-quindici anni fa. Io sono convinto che la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni abbia creato grossi ostacoli alla realizzazione di trame interessanti, ingegnose e coerenti. Prendi l'ultima storia di
Topolino 2779: qualche anno fa, se i paperi si fossero trovati in quella situazione, avrebbero avuto i loro bei problemi a comunicare con Paperopoli per avvertire la polizia. Nella classica trama di Pezzin, sarebbero tornati a casa e sarebbe cominciata la caccia ai Bassotti fuggiti, randello alla mano. Ma oggi c'è la comunicazione world-wide via computer accessibile a tutti, e un simile problema si sbroglia in due paginette. E lo stesso vale per i cellulari.
Quello che voglio dire è che oggi è difficile ideare un escamotage che non sembri fattibile o, peggio, già possibile nella realtà. Il ricorso ad Archimede si è molto ridotto negli ultimi tempi: vogliamo chiederci perché? Sarà mica che le sue invenzioni, nell'anno 2009, non sono più così mirabolanti e fantascientifiche? E' aumentato, invece, il ricorso a Pico: sarà mica perché le leggende e le invenzioni in argomento di Storia & Natura offrono più spunti di immaginazione di quanto possa fare la tecnologia? Le ultime invenzioni di Macchia Nera, Casty a parte (ma Casty ha capito che in quel caso bisogna ispirarsi alla tecnologia già esistente, vedi la macchina per "salvare la posizione" nella realtà), sembrano tutte già viste o troppo inverosimili, e quindi non interessanti? E' difficile stuzzicare la fantasia di chi vive in un mondo dove c'è quasi tutto, e quel che non c'è non è più interessante come una volta. Anche i robottoni e le avventure di Cimino, complici disegnatori non all'altezza di quelli di un tempo, non riescono più a colpire come un tempo, e non perché inflazionati - i ciminiani veraci sanno che la trama di Cimino è sempre diversa pur restando la stessa - ma perché non più incredibili, non più iperbolici, non più così lontani da una realtà che, negli anni Settanta e Ottanta, i Paperi regolarmente scardinavano con le loro peripezie assurde: una realtà logica, costretta da regole di costume e inevitabilmente avida di rifugiarsi nei sogni. Oggi la realtà offre tutto quel che serve, e per il pubblico nato dopo di noi è più interessante e appagante dei sogni. A parte quelli televisivi, naturalmente, e allora ci vogliamo sorprendere di tante storie legate alla TV e all'attualità?
Il problema è che oggi, nel 2009, non puoi più scrivere le storie di Scarpa e Barks, perché ciò che per loro era fantasia è stato abbondantemente superato dalla realtà in un arco di tempo brevissimo. I lunghi viaggi per nave, la ricerca di un telefono, la lontananza da casa, l'invenzione di Archimede, tutto ciò che una volta creava difficoltà tecniche e logistiche e spesso serviva per dare suspense alla storia, oggi non vale più, e vai a trovare dei sostituti validi. Come metti in difficoltà i personaggi, se hanno il telefonino in tasca e i cattivi non possono minacciarli a tiro di pistola? Incredibilmente, oggi tornerebbero valide e attuali le storie di Guido Martina: i presupposti si basavano sempre su trovate didattiche e ancora valide (es: costruiamo una bomba con zolfo, salnitro e una paglia come miccia), era permessa violenza che oggi i bambini troverebbero quotidiana, e ho anche il sospetto che lo Zione martiniano verrebbe più rispettato e apprezzato di quello cuor d'oro di Barks, perché somigliava di più al tipo di magnate che oggi in Italia siede alla presidenza del Consiglio. Però non si può fare (e grazie a Dio, direi, almeno su quest'ultimo punto).
Io non mi sorprendo, dunque, né mi indigno dell'attuale livello delle storie, che si mantiene dignitoso per quello che le possibilità e gli spunti attuali offrono. Certo, molte brevi centrali sono riciclaggio di cose già viste, o sono prevedibili da un chilometro (specie se, nell'ombra, il cattivo che arriva alle spalle è riconoscibilissimo), ma vogliamo abolirle e tornare ai tempi del
Topolino con tre storie e il resto occupato da articoli sui cavalli e pubblicità di giocattoli?
L'unico problema che ho sono i tempi delle sceneggiature, spesso affrettati, quasi mancassero vignette; oppure esageratamente dilatati, con tre vignette necessarie al personaggio per la deduzione che poteva fare in una vignetta sola (non me ne voglia Carlo Panaro, ma questa cosa, in una sua storia recente con Paperino esattore, proprio non mi è piaciuta). Io punterei molto su questo, perché un buon ritmo fa spesso la differenza tra una storia riuscita e una dimenticabile. Un tempo, le storie non avevano MAI fretta, e probabilmente questo ci aiutava a leggerle e assimilarle meglio. Se la storia galoppa troppo, io la leggerò di galoppo, e a fine corsa penserò solo a voltare pagina e a tirare avanti.
Quindi chiedo di nuovo: che tipo di rivoluzioncina si può proporre? Se la realtà non offre più cose da esplorare, è difficile che possa farlo il fumetto, specie se costretto dalle politiche redazionali disneyane, che vengano da Milano o dagli USA. Una volta Topolino non poteva fare alcune cose, ma gliene rimanevano tante altre; oggi, quelle altre si sono ridotte. E' per questo che a noi vecchi piace Casty: perché ci immerge senza problemi nella fantasia, anche sfrenata, potrandoci via gli appigli che ci legano alla realtà. Ma i giovani lettori di oggi vogliono la realtà, siamo noi della vecchia guardia che abbiamo ancora voglia di fuggire
