E' GIUSTO che l'operato di un Autore non vega in alcun modo manomesso: questi sono PRINCIPI DI GIUSTIZIA MORALE.
Lavoro da tanto tempo nel fumetto, oltre che nell'editoria (periodica e libraria) e nel teatro. In passato ho lavorato in radio e televisione. Perciò, ti posso dare un punto di vista che, se vuoi, puoi considerare abbastanza fondato e credibile. Può servirti a farti un'idea più ragionata.
Ciò che tu chiami "manomissione", nel 99 per cento dei casi si tratta invece del legittimo intervento di un editore o di una redazione. Quando un autore vende la propria opera, a meno che non venga stipulato un contratto che lo preveda esplicitamente, non si aspetta che l'acquirente (che può essere un editore o, poniamo, una casa cinematografica) compri quell'opera a scatola chiusa, senza apportare la benché minima modifica. Bisogna essere atterrati da Saturno per credere il contrario e ritenere che un editore faccia da passacarte.
Non succede così nel fumetto, così come non succede così nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella televisione.
Certo, a volte si tratta di vera e propria censura. Come nei casi dell'
Ultimo tango di Bertolucci o dei film di Ciprì e Maresco (i primi che mi vengono in mente). Altre volte (ripeto: nella stragrande maggioaranza dei casi) si tratta degli interventi legittimi e a volte doverosi di un editore.
Gli autori che pretendono di vedersi preservata la purezza della propria opera appartengono a due categorie: gli sprovveduti che si sopravvalutano e quelli che possono permetterselo, vale a dire quel genere di artisti di così chiara fama e talento che possono dettare le condizioni. Ne esistono pochi e sono veramente grandi artisti. Quelli sì.