Uhm, tanti argomenti. Difficile quotare tutti.
Vado un po' a caso.
Concordo sul carburante, è assurdo che non venga chiesto nemmeno una volta di cosa si tratti, considerato che parliamo di quattro-cinque "giovani adulti" petulanti che si domandano le stesse cose dieci volte.
Concordo meno sulla strega: il suo essere paperimorfa mi spinge a considerarla come un indizio di dove si andrà a parare nel prossimo ciclo. O, almeno, così mi piace pensare.
Non considero una lacuna, almeno fino a prova contraria, l'accettarne l'esistenza senza battere ciglio, da parte dei protagonisti.
La mia interpretazione è che questo mondo sia da intendersi in una ottica giapponese, cioè sia uno di quei mondi strani tipo quello di One Piece, dove le stramberie sono tali fino a un certo, e sono date per scontate, perché la loro esistenza non è ignota.
Il difetto della serie, che mi ha portato a non appassionarmene, è che non sa bene cosa voglia essere, dunque nessuna delle sue peculiarità emerge.
È di ambientazione marina, ma la salsedine non si percepisce, se non forse in qualche tavola qua e là. Il mare, in sé, non è mai determinante, è solo un contorno. (E da qualche anno io detesto profondamente il mare, ma, per capirci, in certe storie di Cimino ne respiro letteralmente l'aria, e mi rendo conto di quanto l'autore ci tenesse a dare quella sensazione.)
Il mondo dell'aereonautica civile vuole essere rilevante, ma tutto sommato emerge poco (al di là del fatto che mancano ancora tutti i retroscena). C'è solo Topolino aviatore, ma con le vertigini, che alla fine vince le sue paure. Ok, apprezzabile. Ma manca tutto il resto. Non ci sono le sensazioni di "maledetto Barone Rosso", Air Mail e Petra Cherie, Mister No e i Piper, ma nemmeno delle recenti storie aviatorie di Cabella. A me non frega nulla degli aerei (anzi, non mi stanno simpatici), ma nelle opere che ho citato ne ho percepito il valore narrativo.
Sfido qualcuno a ricordarsi la mappa e a dire quali isole sono state visitate e quali no, e a distinguere le prime. Il mondo non è stato esplorato, se vuoi fare il "giapponese" puoi farmi scoprire il mondo che hai creato un pezzo alla volta, ma ci dev'essere la percezione della scoperta, del viaggio. Qui si fa avanti e indietro tra il mercato, la casa di Dippo, l'altra isola (che è uguale alla precedente), e giusto alla fine della seconda serie ne compare una altra (che si distingue perché vi abita la strega, altrimenti era come le altre).
Anche il mix di personaggi noti e ignoti non segue uno schema, tipo ci sono leggende sconosciute ai bambini di oggi come Capitan Toporagno e Sfrizzo, ma sono un po' diversi, poi la doppia Minni (che secondo me rimanda più a Tiny e Lily)... però a Pippo cambia solo l'iniziale e a Topolino il nome.
Viene creato un personaggio nuovo, lo si caratterizza con cura certosina... e lo si chiama come una parodia di Ortolani. Come si prende sul serio uno che si chiama Babù?
Si fa lo sforzo di creare un cattivo nuovo... e poi lo si caratterizza come un bambino capriccioso,
sgridato dal papà.
Papà che, peraltro, arriva da fuori come se nulla fosse, spezzando l'illusione del "micromondo" dell'arcipelago separato dal resto del mondo. Il ché fa decadere buona parte delle fisime del protagonista.
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Aggiungo che nella seconda stagione il montaggio cronologico a un certo punto ha raggiunto il parossismo.
E, come qualcuno ha già fatto notare, lo schema delle stagioni televisive su carta non funziona-aaa! Non c'è appagamento, né compiutezza, solo storie monche che non si prestano alla rilettura. Se vado al gabinetto, cosa mi porto più frequentemente: un'antologia di racconti completi o sei puntate che nemmeno completano una storia?