Mi si chiede indirettamente altrove se esista una storia che non ha incontrato il mio personale gusto.
Una sola? Magari...

Solo che in genere preferisco insistere sulle storie che mi sono piaciute (e sul perche') da una parte per additarle implicitamente a modello e da una parte perche' trovo più divertente parlare di ciò che mi piace.
Comunque ogni tanto un piccolo sfogo ci sta:
Le storie di Fausto Brizzi pubblicate anni fa. Motivazione: l'inconsistenza del tutto, la contaminazione dei personaggi con schemi caratteriali e relazionali che mi annoiano, e consimili amenità.
Quasi tutte quelle sul calcio, ma tant'è, non sono il solo. Motivazione: manca una trama, non si ride.
Molte di Jerry Siegel, nel quale non riesco a trovare la stessa magia che nel pure folle Fanton; anche se il Giocattolaio ha il suo fascino...
Alcune promozionali Anni Ottanta, tipo MiniVolley, pur riconoscendo al Maestro Marconi tutto l'impegno e la capacità dimostrate anche in altre su commissione (su tutte la Spada del Tempo, ma anche il Collegamento multidimensionale, etc.)
Riempitive varie, americane di allora e nostrane di oggi. Motivazioni: molte e sostanziose (cit. R. Cimino)
Tutte (o quasi) quelle con Paperino e Paperina post Ottanta, con culmine nella recente produzione cirilliana. Quelle davvero secondo me toccano il fondo. Motivazione: contaminazione dell'ambiente con dinamiche televisive e schemi relazionali isterici, piatti e persino un pelo diseducativi a ben guardare. Aggiungo peraltro che considero Cirillo, con storie come la Versione di Gambadilegno ma non solo, un valido sceneggiatore, per cui tali scelte restano per me avvolte dal mistero.
Qualcosina di Martina in giro per i decenni, quattro o cinque gialli (non di più) che volevano essere solo gialli (al contrario di quanto succede di solito in Martina) e non risultano particolarmente validi.
Topolino e il ferro d'oro. Se ho dato l'immagine di uno che accetta in toto la produzione di un autore che adora, è il momento di smentirla. Com'è come non è, io questa storia la ritengo poco degna di Romano Scarpa; c'è di peggio al mondo, sia chiaro, ma davvero non le trovo ne' capo ne' coda.
Le varie "catastrofiche" pot Barosso, tipo "Pippo e Gancio..." e simili, che secondo il mio personale gusto non riescono proprio a centrare il ritmo e la purezza ad esempio, appunto, delle barossiane o delle chendiane o delle ciminiane a loro affini. I vari "Glab! Che guaio!" virano di continuo verso una reale proccupazione di chi legge verso ciò che sta succedendo, una immedesimazione che a mio parere spezza il ritmo e predispone le soluzioni più semplici e meno divertenti, come poi appunto accade.
Poi ci sono storie che non reputerei "le peggiori", ma solo non particolarmente convincenti, ad esempio in relazione all'autore che le ha scritte (e simili cali sono perfettamente fisiologici in genere):
Paperino e il matrimonio di Reginella è sicuramente una bella storia, ma qualcosa del ritmo e dello sviluppo non mi convince appieno. Ha i suoi grandi momenti, ma qualcosa nell'insiemi me la svaluta rispetto alle due precedenti.
Alcuni
Racconti attorno al fuoco (altri sono sublimi) li sento un po' "stanchi", quasi riassorbibili in altri più vivi e completi.
Topolino e la banda dello starnuto non mi ha convinto quanto le altre a strisce, probabilmente per il personaggio stesso e per molti aspetti dello sviluppo.
Il trattamento di Doretta da parte di Don Rosa mi pare un po' insistito, ma leggevo altrove che sulle questioni di continuity ci fu espressa commissione da parte dell'editore.
La serie
Da' retta a Paperetta la trovo un po' sopravvalutata rispetto ad altre dello stesso autore (di cui ricordo con piacere, per pescare fra le recenti, DD - Come un gioco). So che a molti è piaciuta e non questiono vari pregi di sceneggiatura, ma l'ho trovata una serie un po' "povera di stile", se mi è concessa l'espressione; non so se mi spiego, mi sarei atteso una maggiore valorizzazione dei dialoghi e dei piani comici. Attendo volentieri le motivazioni dell'autore.
Idem per
Paperetta si fa in tre, storia buona e originale ma a mio avviso un po' sprecata per via di un certo equilibrismo fra comicità e serietà del problema di Paperetta. Probabilmente sono io ad essere abituato ai Barosso, per i quali i problemi dei personaggi erano solo pretesti e in ogni caso da non prendersi assolutamente sul serio, ma piuttosto lasciarsi trascinare dal torrente umoristico.
Mi fermo qui, dai. Spero di non aver scritto un post inutile.
