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« il: Venerdì 1 Ott 2010, 23:19:11 »
Vorrei fare un paio di considerazioni così, senza fare un discorso d'insieme, altrimenti servirebbe un libro.
Anzitutto, non credo che il peso principale lo abbia la grafomania messaggistica con l'uso di abbreviazioni e sigle. è vero che possono provocare confusione, ma in fondo quello è un codice come un altro. Mi spiego: io non sarei in grado di scrivere, neppure forse di capire, molte delle espressioni che usano i così chiamati "bimbominkia" di oggi. La loro è una contrografia, decisamente barocca, per una controlingua usata da chi fa parte di una subcultura giovanile. Se volessi difenderli, direi che fanno del post-futurismo (ma non voglio difenderli, e anzi li manderei tutti a lavorare, detto in maniera spicciola).
Aggiungo che molte persone che conosco, a cui riconosco una mente capace, anche se con un orizzonte poco vasto, usano i vari nn, dom, xkè e via dicendo, anche su carta, ma sono poi in grado di scrivere in maniera perfetta se l'occasione lo richiede.
L'uso di più codici grafici è da comparare con l'uso di più codici linguistici: il fatto che Romani, Veneti, Napoletani, e un po' tutti gli abitanti della penisola, parlino l'italiano a modo loro, non implica che non sappiano, all'università per esempio, o in tribunale, parlare la variante standard dell'italiano.
Il vero problema della scuola è la mancanza di disciplina. Non parlo di vergate sulle dita o di terrore verso l'autorità, dico che se ai bambini si desse il compito e lo stimolo di studiare con serietà, non ci sarebbe nessuno tanto inetto da non padroneggiare un sistema in fondo non così complicato. I bambini non vanno terrorizzati con punizioni, quando non è il caso, ma se una cosa è sbagliata, non puoi trasformarla in giusta solo per non "traumatizzarli", a partire dai comportamenti passando per la scuola e soprattutto per la televisione. I "traumi" credo li abbiano soprattutto le generazioni che stanno venendo su adesso, con tutto ciò che passa per il teleschermo. A una biennale di Venezia, decenni fa, un artista inscatolò la sua "merda" e ci appose tanto di etichetta. Oggi invece è la televisione a vendere la merda, e neanche merda d'artista. La cosa che fa inorridire è che c'è pure la gente che se la compra, compra l'immoralità evidente, compra l'ignoranza, compra la sbruffoneria. Così, in ogni aspetto del vivere civile, la legge è questa: se faccio la cosa sbagliata, sono un eroe, la faccio franca e mi stringono anche la mano
Per finire, piccolo appunto: in tutta la mia carriera scolastica, mi hanno fatto imparare a memoria una poesia una: San Martino di Giosuè Carducci; immagino che alle persone arrivate qualche anno dopo di me non abbiano chiesto neppure questo minimo sforzo.
Certo, ripetere a pappagallo qualcosa senza averlo capito è perdere tempo, ma capire una cosa non significa automaticamente padroneggiarla, non se devo andare a consultare wikipedia ogni volta che mi serve. Il medico e il giurista certe cose devono saperle a memoria, non si può semplicemente consultare un bignami in sala operatoria. Al fisico moderno, poi, imparare a memoria una formula ancora non basta, deve entrarci completamente al punto di poter ragionare con essa anche quando va contro il senso comune. Anche un cameriere deve avere una memoria sviluppata, dovendo imparare i nomi di decine di piatti e saper elencare gli ingredienti.
In sostanza, se crediamo di far imparare qualcosa ai bambini usando esclusivamente il metodo Teletubbies, siamo fuori strada