Parte 4 di 5: alcuni punti importanti da sottolineareL’APPARATO. MESSAGGI IMPORTANTI: LA “NASCITA” DEL CALISOTA NEL DISNEY ITALIANO

Ma torniamo un attimo all’apparato grrodoniano, che presenta messaggi e segnali particolarmente importanti (e più sotto proverò a spiegare perché). Viene ricordata l’importanza di Paperon De’ Paperoni, personaggio super classico, come motore degli eventi dell’intera serie, viene fatta notare la coerenza degli scambi tra Uno e PK anche nelle recenti storie del Fuoriserie di Sisti, vengono citati Zapotec e Marlin mentre si parla del ciclo del Razziatore, viene anche annunciato quando una sottotrama verrà ripresa in futuro (è il caso di quella di Brad Van Beck e Sean LeDuck, o della maschera Maori di Angus Fangus). Viene valorizzata l’arte di Sciarrone, il modo in cui “anima” e fa recitare i personaggi, le influenze manga unite allo stile WDAS dell’animazione. Viene sottolineato come sia l’umanità del Paperino che tutti conosciamo ad ammansire Xadhoom, viene finalmente ricordato che l’assenza dei tre nipotini era giustificata con un riferimento semi-esplicito nell’albo alla Master Story “Minaccia dall’Infinito” del mensile GM – Giovani Marmotte pubblicato in contemporanea (aaahh, la continuity…). Viene accennato al segreto di Everett Ducklair e a PK2 con l’indizio nascosto tra i bozzetti della Ducklair Tower e vengono spoilerate le sue origini aliene, viene citato il Pippero di Elio e le Storie Tese quando si parla di Stefan Vladuck, viene messo a confronto lo stile di “Terremoto” con quello di “Incubo sul fondo”, la storia bocciata di Pezzin. Viene anche citata la recente megasaga “Minaccia dallo spazio” del pker vero Vacca e del pker inconsapevole/riluttante Casty, come esempio di saga corale e di uso della continuity che ha come antenato illustre proprio quel cross-over tra PKNA 0/3 e GM 16/17.
Infine, viene ricordato come sia proprio in PKNA 4 di Artibani che viene citato per la prima volta il “Calisota”. Già, quello Stato fittizio degli USA dove si trovano Paperopoli e Topolinia, inventato da Carl Barks e stabilizzato nel canone da Don Rosa. Quello che oggi è citato su Topolino una volta sì e l’altra pure, al punto che viene realizzata un’intera megasaga sulla nazionale di calcio del Calisota, che vince persino la coppa del mondo. Ecco, negli anni ’90 nessuno in Italia al di fuori della rivista “Zio Paperone” citava Don Rosa e il Calisota. Su Topolino? Figuriamoci. Don Rosa era malvisto, non si sapeva se era da considerare parte del canone, era visto con sospetto nel migliore dei casi. PKNA fu pioniere in questo, diciamolo con orgoglio.
Fece allora, quando nessuno lo faceva, e per primo, ciò che fa il Topolino bertaniano oggi. Il fatto che il curatore citi il ruolo di PK nello “sdoganare” il Calisota è una piccola vittoria, un riconoscimento non da poco. Il fatto che glielo abbiano permesso, pure.
E, non dimentichiamolo, viene sapientemente ricordata la cattedrale di Notre Duck delle storie di Barks apparsa in “Due” e in “Trauma” e ancor più opportunamente viene menzionato Henry Quackett, il fratello di Fantomius. E in quel momento ci credo. Credo che le storie dei paperi di Barks, quelle di Fantomius di Gervasio e quelle di PKNA e seguenti del PK Team…si svolgano nello stesso universo. E questo è fondamentale, come ora approfondirò.
PK INTO THE BERTANIVERSE: CREDERE ALLA BUGIA BIANCA

Io credo. Credo che un giovane Paperone abbia incontrato Doretta Doremì a Dawson, che Topolino abbia salvato l'eredità di Minni da Lupo, che abbia affrontato Orango, la Spia Poeta, Doppioscherzo e Mister Vertigo, conosciuto Zenobia e Gancetto/Bruto, sia stato nell'Argaar e ad Anderville.
Credo che, se il piccolo Scrooge non avesse pulito gli stivali di quello scavafossi, non sarebbe diventato un miliardario, non avrebbe comprato la Ducklair Tower affidandola al nipote e oggi la banda Disney sarebbe composta da paperi e topi zombieschi con un'allegra fiamma azzurra in testa.
Credo che, se quel topo oggi così borghese non fosse stato un dispettoso scavezzacollo in gioventù che guidava vaporetti e aeroplani e che annodava le code di gattoni bulletti, non sarebbe riuscito a sopravvivere alla cattiveria di una città nelle mani di Henry J. Lasswell, Leopold Millighan e Gloria Gump, contrastandone la corruzione.
Credo che, se il vacuo John Quackett non avesse imparato l'umiltà a Paperbridge, non sarebbe diventato Fantomius e non avrebbe ispirato un piccolo, fragile papero meschino...e oggi buona parte di Paperopoli sarebbe esplosa nell'esperimento Sole Freddo, il Calisota sarebbe stato inondato per il progetto Pangea o il nostro secolo sarebbe stato cancellato dal grande nulla generato dai calcoli sbagliati del dottor Yamato.
A volte credo persino in Gedeone De’ Paperoni, ma sì dai, che se ci crede Artibani allora perché io non dovrei, e allora facciamo che è nato quando Paperone era già partito dalla Scozia, forse è per questo che i due fratelli non hanno mai legato tanto. O al peggio sarà stato adottato come Rumpus o altri parenti apocrifi o acquisiti.

Credo nelle generazioni di paperi più avventurosi del mondo, eredi dei Coot e dei McDuck, frutto dell’unione di due grandi dinastie. Capaci di scoprire antiche civiltà, andare a caccia di punte di freccia indiane, salvare la Terra dagli T'Zoook con le Giovani Marmotte o vincere la coppa del mondo con la nazionale di calcio del Calisota.
Credo in Brutopia, Cattivonia e Belgravia. Credo in Sheriduck e in Mary Ann Flagstarr. In Paperetta Yé-Yé e in Gorthan.
Credo che quel papero vestito alla marinara che fingeva di avere mal di pancia per non lavorare abbia sbaragliato il grande Impero di Evron. Ho letto shonen manga con evoluzioni più improbabili.Credo che, se a Paperopoli non si vede la Ducklair Tower, è semplicemente perché è fuori dall'inquadratura, un po' più in là nel centro città. Insomma, se ormai è assodato che Ahsoka esiste canonicamente e che in Star Wars Episodio III c'era, ma entrava in campo solo nei cambi scena quando eravamo distratti, questo in confronto è una bazzecola.
Io ci credo. È tutto vero, come disse un simpatico e canagliesco contrabbandiere spaziale che avrebbe reso fiero il Colonnello Neopard, in una celebre trilogia sequel cinematografica. Un'unica grande chiesa, come diceva in maniera un po' paracula quel cantante lì, che va da Barks, Gottfredson, Taliaferro e Don Rosa a Sisti, Enna ed Artibani, passando per Don Rosa, Scarpa, Pezzin, Cimino e Martina, comprendendo Faraci e Gervasio, Casty e Nucci, Stabile e Vacca.

È una bugia, ma una bugia buona, di quelle che diventano una bella verità. George Lucas non pensava ad Ahsoka Tano quando ha inventato Darth Vader, checché ne dica oggi. È stata aggiunta dopo, ma è stata resa credibile e convincente. Ed oggi, prevalentemente accettata. Così come Toriyama non pensava alla razza aliena dei Saiyan e a Majin Bu quando raccontava le allegre scorribande del piccolo Son Goku contro Pilaf e il Red Ribbon. Eppure, oggi quell'inno all'incoerenza di generi e toni narrativi è considerata un grande affresco, un'unica saga. E pazienza se qualcuno ha la nostalgia del Goku con gli stivaletti a molla. Ok, ora mi sto confondendo.
E sì, ci saranno anche registri, toni, stili e generi narrativi diversi tra una storia e l’altra, ma d’altronde è così anche nelle produzioni USA, per esempio la Marvel, forse Deadpool non stona col resto? Eppure ne è parte integrante.
Insomma, è un qualcosa che mi alimenta la sospensione dell’incredulità. Che mi fa investire di più sui personaggi e sulle storie che leggo. Ovviamente non sono così folgorato da pensare a Evron quando vedo una storiella di Faccini, o viceversa a chiedermi di Ciccio e Dinamite Bla durante un’avventura a Time Zero. È un qualcosa che puoi spegnere o accendere, ma quando è acceso fa funzionare tutto meglio.
Questo il direttore Bertani lo sa e infatti nella sua gestione del Topo ha pigiato l’acceleratore sulla continuity, rendendo tutte le storie coese. Addirittura ha fatto esperimenti notevoli, dal numero natalizio dove ogni storia, malgrado autori e personaggi e generi fossero diversi, è collegata alle altre dello stesso albo. O la saga della nevicata sul Calisota di Macchia Nera: come fece Jim Shooter, altro grande fan della continuity, alla Marvel, quando in un albo di Thor fece aprire lo Scrigno degli Antichi Inverni e in tutte le testate Marvel di quel mese ne mostrò le conseguenze con New York preda della neve, così ha fatto Bertani, novello Shooter, con diverse settimane dove paperi e topi, persino nelle storielle ironiche mono-pagina o in quelle di Faccini, fronteggiavano la nevicata.

Il Bertaniverso, potremmo chiamarlo: un Topolino che ama sperimentare e osare. Ricorda qualcosa? E dove si cerca di approfondire anche personaggi storici e classici, di farli evolvere, affiancando a loro anche nuovi personaggi, subito entrati nel cast regolare. Bertani ha solo un difetto, da questo punto di vista: almeno in passato ha rifiutato di unire al suo puzzle di universo coeso e coerente, canonico e in continuity, l’unico tassello mancante. Ossia, la fase degli spillati Disney, l’era di PKNA e MM (e in parte di GM). L’era degli anni ’90. L’era di Paolo Cavaglione, uno dei suoi predecessori.
Eppure PKNA è sostanzialmente un proto-Bertaniverso. Cavaglione, Sisto, Stenti, Sisti, Artibani, Enna, il primo Cordara (quando citava Dawson invece di distruggere universi rebootandoli) e altri, furono Bertani prima di Bertani. Furono i primi a impostare un certo modo di vedere la continuity seriale in una produzione disneyana italiana. Gli andrebbe riconosciuto. O perlomeno, consapevoli della somiglianza, PK andrebbe riaccettato in casa come un figliol prodigo. Solo così Bertani e la redazione, ma anche Gervasio e altri scettici, potranno essere finalmente completi. Uno ha accettato una parte di Due dentro di sè per diventare integro. Loro dovrebbero accettare dentro di loro un qualcosa che è molto più simile a loro di quanto non credano. Nella strada che va Barks a Nucci, riempiamo il vuoto che andrebbe occupato di diritto dal PKTeam. Mancano solo loro. È l’ultimo scalino mancante, l’ultimo passo per diventare definitivamente credibili.

(continua...)