Sopra ai 25 siamo tutti vecchiacci, e ahinoi la nostra attitudine alla suggestione passa in fretta.
Tra l'altro sto scrivendo dal mac, che col telefono sono orbo e i miei ditinini vanno dove sanno loro

L'accenno ai ragazzini non è, naturalmente, la confessione che si scrivono cose sciocche, ma solo semplici.
Al di là che gli eventi narrati siano più o meno spettacolari (nel Sahara si poteva incontrare una carovana di profughi braccati dagli schiavisti, o sventare un piano dei cattivi per rubare tutta l'acqua sotterranea), qualsiasi storia è buona per tutti se contiene un po' di verità e ti assicuro che lo sforzo va in quella direzione. Il deserto un po' lo conosco e ci ho viaggiato in autonomia e con mezzi di fortuna, non ho incontrato predoni ma sono rimasto colpito dalla quotidianità e dalla lotta continua, millenaria, contro la sabbia. E dalla stratificazione, dalla capacità del deserto di conservare.
So benissimo che ogni paragone può suonare pretestuoso e essere rivoltato per dimostrare il contrario, ma non è che Kerouak in Sulla Strada abbia raccontanto chissa quali peripezie e scommetto che a metà romanzo sia facile trovarlo noioso.
Nel caso della mia serie ogni puntata ha la pretesa di esplorare una parte del mondo nel modo sincero possibile, a volte con sequenze rocambolesche e altre lasciando che sia il viaggio lento a svelarne i segreti. Tanto per citarmi, nella prima avventura si parla chiaramente di una multinazionale che vessa gli abitanti dell'Amazzonia, di soprusi, di avvocati, di cooperative popolari e di stampa libera.Tuttavia lo sviluppo di queste rivelazioni è lasciato al dopo, semplicemente non sono il fulcro della storia, che è invece l'istruzione di un ragazzino che - un giorno - potrà fare qualcosa per la sua gente. Ogni volta sta all'autore decidere cosa gli interessa raccontare e come raccontarlo. Per le 2000 Palme ho scelto il punto di vista delle piccole comunità a fronte dell'immenso problema della progressiva desertificazione e indifferenza del mondo, nelle prossime lo vedrete

Chiudo ribadendo il supremo diritto del lettore a non gradire, irritarsi o annoiarsi, lo do per scontato ma non si sa mai.