La Gestalt TereTurko
Un contributo speciale da Alessandro Sisti
NDR: Come in ogni Redazione che si rispetti, anche in quella del Papersera si deve lottare contro il tempo… mentre però le pubblicazioni online ci consentono talvolta di sforare senza grosse ripercussioni, la stampa cartacea di un’opera ci mette di fronte ad una tagliola implacabile! E così, in sede di confezionamento del tomo realizzato per Teresa Radice & Stefano Turconi, i tassativi tempi tecnici per l’invio del file finale ci hanno impedito di inserire un contributo speciale: quello ricevuto da Alessandro Sisti. Un omaggio sentito ai due colleghi che sarebbe un peccato non vedesse la luce: per questo motivo, in un ideale passaggio di testimone fra il vincitore uscente e gli attuali detentori del Premio Papersera, lo riportiamo qui di seguito a disposizione dei nostri lettori.
Parlare dei colleghi è sempre difficile, almeno per me, perché anche quando sia per dirne il meglio, presuppone una presa di distanza dalla quale osservare e perfino – in qualche misura – giudicare, privilegio che credo appartenga solo al pubblico. E peraltro che potrei scrivere di Teresa Radice e Stefano Turconi, alias la Tere e il Turko, che li illumini meglio di quanto fa ogni pagina del volume? Il mio unico vantaggio è quello di conoscerli da un pezzo.
La soldaTere con il Sommo Sergente Alessandro Sisti
Foto da https://stefanoturconi.blogspot.com/
Ho incontrato Teresa qualche anno fa all’Accademia Disney, complice il corso che l’ha portata a sceneggiare per Topolino, e in casi del genere è d’uso gloriarsi d’aver subito riconosciuto nell’apprendista il talento futuro, però se lo facessi mentirei. Non che quel talento non ci fosse e ben visibile, tant’è che l’allieva Radice concluse il corso e passò a collaborare (non tutti l’hanno fatto: va detto) col settimanale e altre testate del gruppo, e all’abilità di mestiere associava una visione luminosa e sorridente talora spruzzata d’un po’ di follia; tuttavia la sceneggiatrice non era che uno dei volti di un’indole complessa e coinvolgente.
Quei giorni mi hanno permesso di scoprire una Teresa serenamente tenace, capace d’affrontare le spiacevolezze e dimenticarle senza rancore, inarrestabile, ma con allegria. In quel corso insegnavo e trattandosi d’una formazione aziendale, un giorno mi capitò di dire che non andavo considerato un docente quanto una specie di sergente istruttore. Da allora qualcuno prese scherzosamente a chiamarmi “Sergente” e da lì anche per lei trovai un soprannome: la lieve e incrollabile SoldaTere, oggi una scrittrice nel più pieno senso del termine, capace di sentenze letterarie memorabili come “più a fondo ti scava il dolore e più spazio hai per la gioia” e non per retorica, bensì perché lei sa che è così. Perché nelle graphic novel intense e intelligenti che firma c’è innanzitutto un’anima.
Ancora disneyano è lo scenario che mi portò a lavorare con Stefano, all’epoca giovane disegnatore e poiché la parte grafica non era né è di mia competenza, mi è lecito ammettere d’esserne stato deliziato. Da lettore, perché di tanti colleghi e spesso co-autori apprezzo la perizia, l’inventiva e quando la storia è mia, l’apporto interpretativo, nondimeno in Stefano c’è dell’altro. C’è l’autentico narratore per immagini, rigorosamente fedele al testo cui nel contempo aggiunge sottilmente del suo, sicché leggendo una sceneggiatura propria realizzata da lui ci s’accorge che se pur credevamo d’aver detto tutto, così tanto era rimasto inespresso. Scene e personaggi, opportunità e momenti destinati ad andare perduti, se Stefano non li avesse notati e consegnati alla pagina.

PK-Pikappa #22 – Trasporto valori
Sceneggiatura di Sisti, disegni di Turconi
Pure, chiamarlo un Maestro del fumetto è non riconoscergli il dovuto, poiché in seguito m’è stato dato d’apprezzare cose al di fuori del ristretto (seppure sterminato) ambito fumettistico: schizzi, piccoli dipinti e creazioni in cui riconoscere l’artista senza costrizioni di genere e forma. Opere magari ricavate da oggetti marginali in cui Stefano, da vero artista a tutto campo, ha riconosciuto la qualità del bello… e mi chiedo se sappia che in realtà quella bellezza ce l’ha messa lui.
Viceversa, dire di Teresa e di Stefano non basta a raccontare Teresa e Stefano, una gestalt nel suo significato superiore, dove l’insieme non è semplicemente diverso, ma trascende ed eleva la somma delle parti come può essere solamente d’una coppia la cui condivisione non si limita ai confini dell’autorialità. Una gestalt nella quale mi piace comprendere i loro figli, l’artista Viola e Michele il musicista, perché delle vite di Teresa e Stefano sono protagonisti fondamentali ed è la vita che t’insegna a narrare.
Di Viola e Michele non parlerò oltre, spero mi perdonerete (e soprattutto che mi perdonino loro), in attesa dei libri che sicuramente si vedranno dedicare in avvenire. Intanto mi domando se davvero sono stato in grado d’aggiungere qualcosa a ciò che della Tere e del Turko riportano gli altri capitoli di questo. Probabilmente no, poiché non ho saputo prendere quella necessaria distanza critica citata all’inizio. Anzi, non ho voluto né vorrei prenderla, perché prima che autori che amo e modelli per la nostra professione, Teresa e Stefano sono per me amici carissimi – anche se non ci vediamo mai, esclusivamente per colpa della mia pigra romitaggine – e persone straordinarie, che nella loro Casa Senza Nord esercitano in pratica la massima di Oscar Wilde per cui nei libri si mette l’intelletto, ma l’arte va riservata alla vita.
03 APR 2025