Topolino 3023
“Topolino e il perplimente zio Svalvolo” di Casty e Sciarrone apre il numero di Topolino in edicola questa settimana. I referenti di Casty sono noti e questa avventura non fa eccezione: l’originale zio Svalvolo ha ben più di un punto di contatto con lo zio Balatrone di Walsh. La storia però appare eccessivamente artificiosa, costruita con poca naturalezza, a cominciare dalla passione dello zio per i giochi di parole che si rivelerà, guarda caso, determinante nel finale. Se la prima parte, pur ripercorrendo sentieri narrativi visti e rivisti, suscita la giusta curiosità e semina i dovuti dubbi, la seconda si risolve tutta in una spiegazione extra-large con annesso duello fra sosia risolto, come si diceva, in modo telefonato fin dall’inizio. Oltre a ciò anche alcune trovate della sceneggiatura appaiono un po’ forzate al solo scopo di montare un caso che non c’è (si pensi allo zio che, avendo bisogno di soldi, li chiede non al nipote ma a Pippo). Anche lasciare da parte la componente “mistery” e provare a concentrarsi soltanto sul nuovo personaggio introdotto non serve molto a risollevare la storia: zio Svalvolo non dà l’idea di essere un personaggio particolarmente “forte” o foriero di chissà quali nuove avventure. Confidiamo nel fatto che, se Casty dovesse un giorno riprenderlo, possa delinearlo molto meglio. Nota positiva: la voglia di giocare con la lingua italiana e di andare oltre il lessico fondamentale.
Interessante si rivela “Paperinik e Captain Duck in: il costume fa il supereroe?” scritta da Bianchi e disegnata da Gula, una riflessione sul tempo che avanza, sull’ineluttabilità (ma anche il desiderio) prima o poi di mettersi a riposo, la constatazione che nessuno è eterno, nemmeno Paperinik. Non è certo Dark Knight returns, nè Watchmen, ma nessuno lo pretende e la lettura non è sicuramente impegnativa, tutt’altro. Però quel sottile velo di malinconia che rimane sottotraccia, seppur molto stemperato nel finale, dà alla storia un qualcosa in più che non la fa dimenticare subito, come è nel destino di tante sue simili. Curioso il look del cattivo, molto simile, praticamente identico, all’incrediboy degli Incredibili. Impietoso il ritratto di Paperina, simpatica come un calcio negli stinchi e dolce come uno yogurt andato a male, segno che questo personaggio forse non si evolverà mai, prigioniero com’è dei suoi stessi stereotipi.
Una nuova simpatica storia di Amazing Papers, scritta da Savini e disegnata da Intini e una classica avventura di Macchetto, così tipicamente irrisolta, chiudono la sezione delle riempitive.
La chiusura del numero invece è per “Topolino e il rock del ragioniere” che, a dispetto di un inizio da “giallo”, vira subito sul comico, con diverse situazioni umoristiche e, nel finale, quasi surreali. Un semplice e divertente episodio della quotidianeità di Topolino raccontato da Secchi e disegnato (a tratti con qualche difficoltà) da Del Conte.
Il resto dello spazio, oltre che dalle rubriche, è occupato da uno speciale su Lucca: da segnalare soprattutto le tavole della Ziche che danno uno spietato e veritiero ritratto di cosa è una manifestazione fumettistica!